Angelo Panebianco spiega «il valore della mensa scolastica»

La Redazione

Dopo la testimonianza della mamma sulla possibilità di portare il cibo da casa, il dirigente scolastico del secondo circolo difende la «funzione educativa, relazionale e sociale» della condivisione dello stesso pasto

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«Sento il bisogno di rispondere all’articolo da voi pubblicato circa la possibilità di portare il pasto da casa durante la refezione scolastica». A scriverlo alla redazione di RuvoLive.it è il dirigente scolastico del secondo circolo didattico Angelo Panebianco. Un contributo, il suo, a cui diamo volentieri spazio e che ci fa molto piacere, poichè stimola il sano dibattito sull’argomento, ponendo la questione sotto un’altra prospettiva, quella prettamente scolastica.

Come specificato anche nel nostro pezzo, «il caso descritto dalla mamma intervistata è particolare, legato alla possibilità di far partecipare, senza difficoltà, una piccola alunna di una scuola dell’infanzia del nostro circolo al progetto regionale “Diritti a Scuola 2016-2”, che permette ai bambini di porre le basi per una prima conoscenza della lingua inglese.

Il progetto si svolge in orario pomeridiano per uno-due giorni alla settimana a favore degli alunni cinquenni. La nostra scuola ha incontrato tutte le famiglie interessate durante le vacanze di Natale, informandole dell’avvenuta approvazione del progetto e della sua realizzazione nel mese di gennaio. Nel caso specifico, la mamma da voi intervistata ha spiegato al sottoscritto che prelevare ogni giorno la piccola prima del tempo mensa e riaccompagnarla a scuola, seppure per uno-due giorni, nell’orario pomeridiano stabilito per l’inizio della lezione d’inglese, avrebbe significato un notevole problema.

La sensibilità che la nostra scuola da sempre dimostra nel considerare le problematiche specifiche al fine di assicurare la partecipazione alle attività progettuali dei bambini mi ha indotto a considerare il caso («non fruizione del servizio mensa per ragioni strettamente economiche») e ad accogliere la possibilità proposta dalla mamma della piccola, solo per i giorni del progetto d’inglese, di permanenza a scuola, portando il pasto da casa», spiega dettagliatamente il dirigente.

Ci tiene però a precisare che «generalizzare tale situazione specifica del tutto legata alla partecipazione di un giorno-due alle attività pomeridiane del progetto va a minare il valore della mensa scolastica, che ha una funzione educativa, relazionale e sociale.

Nel nostro circolo, oltre alle sezioni di scuola dell’infanzia organizzate sulle 40 ore con tempo mensa, vi sono cinque classi di scuola primaria a tempo pieno, con il momento della mensa e dopo mensa, quale parte integrante e obbligatoria dell’offerta formativa. Per noi, stare insieme alla mensa, condividere lo stesso pasto con i compagni e la maestra, parlare del cibo che abbiamo nel piatto e capire da dove proviene e perché non va sprecato è il modo migliore per imparare sane regole alimentari e di vita, tutti insieme.

Negli ultimi anni, il numero di bambini italiani che vivono in povertà è aumentato, così come anche il numero dei bambini in sovrappeso e obesi. In entrambe queste situazioni, fornire un pasto adeguato e parlare di cosa e come si mangia, rientra in un processo educativo importante. Consideriamo, poi, che il pasto preparato dalla Ruvo servizi ci risulta di notevole qualità, pensato sia per le quantità che per la tipologia da una nutrizionista qualificata.

Dunque cerchiamo con attenzione di non ridurre il problema al costo della mensa, ma ragioniamo sul suo valore nutrizionale ed educativo», è la proposta. «I bambini imparano osservando e imitando ciò che le loro figure di riferimento fanno, nei luoghi dove gran parte del loro quotidiano si svolge, a casa e a scuola. Non possiamo ridurre tutto al diritto diffuso del “panino libero” portato da casa, scenario nel quale i docenti rivestono il ruolo di meri sorveglianti. Molti bambini che avrebbero la necessità di almeno un pasto adeguato ed equilibrato sarebbero lasciati alle risorse culturali e materiali delle proprie famiglie. Il costo mensa, con la diminuzione degli utenti, rischierebbe di aumentare sia per le famiglie che per i Comuni. È questo lo scenario che vogliamo?», si chiede infine il professor Panebianco.

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