Anche Ruvo città dei fiori?
La vocazione florovivaistica c’è, i soldi pure: mancano solo i cantieri
Ruvo è un’importante risorsa nel settore ortoflorovivaistico . E’ quanto risulta da un contratto di programma approvato dal Cipe che, nel marzo scorso, ha previsto lo stanziamento di 400 milioni di euro da destinare a questo settore, riconoscendo nella Puglia e in Ruvo particolarmente, territori ricettivi.
A Ruvo in particolare, i soci del consorzio nazionale di filiera CONAFLOR, sono pronti ad aprire alcuni cantieri.
Il dott. Alessandro Pagano, operatore del settore e coordinatore regionale del CONAFLOR, ha sottolineato la necessità di stabilire delle intese rapide con i nuovi amministratori perchè vi siano quelle fondamentali sinergie tra pubblico e privato, necessarie per la crescita dell’intera collettività.
“A Ruvo – dice il dott. Pagano – si potrebbe creare una zona a vocazione florovivaistica dove andrebbero ad insediarsi le attività produttive settoriali ma dove, soprattutto, si potrebbe avere una concentrazione di infrastrutture (rete idrica, gas, piattaforme logistiche) che comporterebbero un incremento dello sviluppo aziendale”.
Per realizzare, dunque, questo progetto serve l’intesa umana, quella tra gli operatori economici gli amministratori comunali. I soldi, almeno per una volta, non sono una priorità, giacché – come sostiene Pagano – esiste la possibilità di dare vita a questa infrastrutture, anche senza l’intervento finanziario dell’ente comunale, ma avvalendosi e utilizzando i fondi ad hoc disposti dal CONAFLOR, dalla Comunità europea e da altri project finance”.
In uno scenario simile, poi, ci potrebbero essere novità anche in materia di energie: attualmente a Ruvo le aziende floricole hanno centrali termiche per circa 40 milioni di K/cal per la produzione di acqua calda.
“La stessa quantità – ha spiegato ancora Pagano – potrebbe essere ricavata da un impianto di cogenerazione in grado di produrre energia da immettere in rete e di recuperare, all’interno delle aziende, acque calde di scarto dello stesso impiantoIn tal caso non solo si avrebbero benefici ambientali visto che non sussisterebbe alcun inquinamento delle falde sotterranee ma le stesse aziende floricole potrebbero avere un incremento derivante da un abbassamento dei costi energetici”.
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