Amministrative, l’Azione cattolica: «Quantità esorbitante di liste e candidati»

L'analisi delle ultime evoluzioni nel dibattito politico locale
L’Azione Cattolica interviene con una nota sulle ultime evoluzioni nel dibattito politico locale. Un invito ad abbassare i toni, dopo un fine settimana definito «difficile da dimenticare» per le quattro città della diocesi.
Si parte da Terlizzi e dall’ultimo consiglio comunale con litigi e baruffe, più o meno verbali, tra sindaco, presidente del consiglio comunale e consiglieri. A Ruvo preoccupa la pletora dei candidati sindaci – ben otto – e la quantità «esorbitante di liste e candidati» alle elezioni comunali («tanto da indurre a chiedersi se molti di loro prenderanno almeno il proprio voto», ironizza l’Ac).
Non poteva mancare un commento alle dimissioni del sindaco di Molfetta, Paola Natalicchio, a causa della fuoriuscita dalla maggioranza di alcuni consiglieri. A Giovinazzo, invece, riflettori puntati sull’aggressione al sindaco Tommaso Depalma.
«Proprio pochi giorni fa – ricorda l’Associazione cattolica – in quel di Ruvo abbiamo presentato alla comunità cittadina i codici etici per i partiti e gli elettori (che nel 2012 a Terlizzi e Giovinazzo e nel 2013 a Molfetta, avevamo posto al centro del dibattito politico elettorale); ci siamo spesi l’altra sera come allora per chiedere a chi si impegna in politica di vivere tale esperienza con consapevolezza, evitando di fare solo da “riempilista”; ci siamo spesi per ricordare che si sta intraprendendo la “più alta forma di carità” al servizio della gente e della propria città, dunque occorre tenere sempre alta la qualità del dibattito politico e bassi i toni del confronto dialettico, con l’atteggiamento di chi è capace di mettere da parte i propri interessi per il raggiungimento dell’obiettivo ultimo della politica: il bene comune».
«La politica – si sottolinea – ha il dovere certo di avere gli “ultimi” come punto di rifermento, ma questi hanno il dovere di rispettare le regole di convivenza civile, senza l’arroganza di chi ritiene che tutto possa essere giustificato dalle contingenze (perdita del lavoro, mancanza di casa…). L’aggressività, fisica come verbale, è sempre e comunque da condannare, che provenga da figure istituzionali, come dal popolo; è necessario accorciare la distanza tra politica e mondo reale e “insieme” seguire un nuovo stile nel rapporto cittadini-politica».
L’Ac richiama l’importanza, per chi si occupa di politica, di tenere sempre a mente il rapporto fondamentale di interconnessione tra «le singole “membra” e il tutto». Il bene comune che la politica dovrebbe raggiungere non deve essere per i cattolici, infatti, «la sommatoria dei singoli interessi personali, ma la ricerca di un comune denominatore che porta al soddisfacimento dei bisogni di un comunità».
«La sensazione invece – sottolinea Ac – è che nelle nostre città le singole parti vogliano avere il sopravvento, in una logica assolutamente egoistica e secondo una concezione assai povera e sterile della politica. E non conta che i protagonisti siano veterani della politica o giovani alle prime esperienze in entrambi i casi sono solo un esempio della peggior politica, ormai stantìa ed obsoleta».
Quanto accaduto lo scorso weekend dovrebbe – secondo l’Azione cattolica – indurre alla riflessione, da parte dei cittadini e dei cattolici impegnati, «sulla necessità di un nuovo patto tra istituzioni e cittadini, che insieme devono impegnarsi per costruire quel tutto che sintonizza e valorizza le parti».
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