Alessia Amato e gli scavi ruvesi

La giovane archeologa ha raccontato in un convegno i suoi importanti ritrovamenti nella nostra città
Alessia Amato è la giovane archeologa molfettese che, fra gli altri, ha seguito anche i lavori di riqualificazione di piazza Matteotti e piazza Cavallotti a Ruvo.
Lo scorso 4 giugno è intervenuta, nella sua città, al convegno dal titolo “La radice della vite: narrazione di un rinvenimento archeologico”, organizzato dalla Federazione italiana donne arti professioni affari (Fidapa) locale, nell’ambito della rassegna su “I talenti delle donne”. Proprio in quell’occasione, l’esperta ha sottolineato l’attenzione che la nostra Amministrazione già da tempo ha posto nell’esecuzione di scavi relativi a piani regolatori già approvati, affiancando la figura dell’archeologo a quelle dell’architetto e del direttore dei lavori. Ciò ha permesso, anche grazie al georadar, di restringere le aree interessate, intervenendo solo dopo l’accertamento della presenza di reperti.
La Amato non è nuova infatti ad esperienze nel territorio ruvese, zona storicamente molto importante e da difendere, poichè situata tra la Murgia e il mare. Nel 2008 sono stati pubblicati i ritrovamenti della “Tomba del guerriero”, rinvenuta nel centro della nostra città. Il suo corredo funebre era più limitato rispetto a quello di un eroe greco, ma pur sempre molto ricco. Indossava le vesti tipiche, segno della morte in battaglia; una tesi confermata anche dalle ferite e dalle fratture riscontrate sul corpo. Ritrovati nel nostro sottosuolo anche resti di «uomo comune», insieme al cosiddetto «spreco necessario», ovvero agli oggetti, commissionati espressamente ad artisti dell’epoca, da lasciare accanto al defunto. Due vasi di dimensioni diverse e una fibula che probabilmente chiudeva un mantello, per esempio, sono stati rinvenuti insieme a un giovane dall’età di «venti anni piú sette», come declamato dalla narratrice Michela Annese, accompagnata alla chitarra da Franco Campanale nella riproposizione di versi greci musicati secondo la tradizione delle bande funerarie di New Orleans. In questo caso, si pensa che fossa e controfossa siano state saccheggiate nel XIX secolo. Sul posto sono stati infatti recuperati gusci di mitili, in quel periodo tipico cibo per i contadini.
Alessia Amato ha concluso poi il suo intervento ribadendo la necessità di un approccio cauto e rispettoso nello scavo di siti archeologici, poichè non bisogna dimenticare che si è in presenza di una tomba, di un defunto, per la cui morte sono state versate lacrime da mogli, madri, sorelle.
Commenti
-
Ma il guerriero Che fine ha fatto?
-
Gentilissimi, ringraziando per l’attenzione rivolta al nostro evento, cosí come in altre gradite occasioni, approfittiamo per specificare alcuni punti riportati che potrebbero, senza volerlo, confondere il lettore. I miti relativi alle competizioni legate al periodo della vendemmia sono letterarie non vascolari, cosí come l’etá di “27 anni” é da afferire ad un Epigramma funerario greco. In ultimo, con mero fine metodologico, un’osservazione riguardo l’utilizzo dell’analisi Geo-Radar, indicativa di presenze nel sottosuolo forzatamente da verificare tramite scavo stratigrafico tradizionale. Ringraziando ancora per l’attenzione e la possibilitá di un sempre proficuo scambio, porgiamo Cordiali Saluti. Direttivo FIDAPA BPW Sez. Molfetta








Sanb, accertate tre violazioni per abbandono di rifiuti