Ai pugliesi piace “bio”

Elena Albanese

Le coltivazioni che sfruttano la naturale fertilità del suolo ben rispondono alle preoccupazioni dei consumatori a seguito dei numerosi scandali alimentari

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La Puglia è una delle tre regioni più “bio” d’Italia, con oltre 10mila operatori del settore (+50% rispetto all’anno precedente) e 255mila ettari di coltivazioni, come risulta dai dati Sinab (Sistema d’informazione nazionale sull’agricoltura biologica) 2017.

La spiegazione per il boom del fenomeno prova a darla Coldiretti, secondo cui «i timori dei consumatori, innescati dagli scandali alimentari, si sono tradotti in una seria preoccupazione per la sicurezza alimentare e in una domanda crescente di garanzie di qualità e maggiori informazioni sui metodi di produzione». Che evidentemente il biologico riesce a dare, rispondendo efficacemente alla richiesta di prodotti freschi e di stagione.

Questa modalità di coltivazione, che tende a sfruttare la naturale fertilità del suolo, promuove la biodiversità delle specie domestiche vegetali ed esclude l’utilizzo di organismi geneticamente modificati (ogm), interessa nella nostra regione quasi tutti i comparti agricoli: olivo (32%), cereali (22%), vite (6%) e frutta (2%). La Puglia vanta anche tre impianti di acquacoltura biologica, nella quale particolare attenzione è dedicata alla salute e al benessere dei pesci, grazie alla creazione di habitat che rispondono alle esigenze comportamentali e fisiologiche delle specie ittiche allevate.

Una tendenza dunque che si sta estendendo in ogni ambito collegato al cibo. Come la vendita al dettaglio e la ristorazione. Addirittura a Villa Castelli, in provincia di Brindisi, c’è l’unico agriturismo del Sud Italia dotato di una piscina biologica. Si tratta di un vero e proprio ecosistema in grado di sfruttare il potenziale della natura e delle piante acquatiche per generare i microrganismi necessari alla depurazione dell’acqua. Ciò consente di evitare l’uso di prodotti chimici come il cloro.

Un impegno, quello dei pugliesi, premiato con un aumento dei consumi pari all’81%. Ma aiutato anche dalla recente legge regionale sul “km 0”, che ha sdoganato l’alimentazione sana anche nei servizi di ristorazione collettiva (le mense, specie quelle scolastiche), facendo della sicurezza alimentare e della nutraceutica il suo cavallo di battaglia. Sempre secondo Coldiretti, è questa un’adeguata risposta «all’83% dei genitori pugliesi convinto che le mense pubbliche debbano offrire cibi più sani anche per educare le nuove generazioni alla corretta alimentazione e tutelare la salute di tutti i fruitori».

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