Aborto, nell’ospedale di Corato più della metà dei ginecologi sono obiettori di coscienza

L'ingresso del reparto di ginecologia dell'ospedale Umberto I di Corato

La Cgil: «Numeri allarmanti, leso il diritto delle donne. Intervenga il presidente della Regione»

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Dei quattordici ginecologi in organico nell’Ospedale Umberto I di Corato otto sono obiettori di coscienza. Una percentuale pari al 57%, distante dalla media pugliese che raggiunge l’80% di obiettori. Basta spostarsi al San Paolo di Bari per vedere la percentuale crescere: dei 20 medici in organico, 16 sono obiettori. L’80%.

È quanto emerge dalle statistiche fornite da Cgil Puglia sulla base di dati del Dipartimento Salute della Regione e resi pubblici lo scorso 28 settembre, in occasione della Giornata internazionale per l’aborto libero e sicuro.

L’alta percentuale di medici obiettori di coscienza viene percepita dalla stessa Cgil come un limite al diritto delle donne di interrompere volontariamente la gravidanza, sancito dalla legge 194 del 1978 al punto che la segretaria regionale del sindacato, Filomena Principale, ha scritto al presidente della Regione Michele Emiliano, chiedendo «la piena esigibilità di un diritto conquistato grazie alle lotte delle donne e oggi fortissimamente messo in discussione, sia da scelte politiche che dalle criticità in cui versa il Sistema sanitario nazionale».

«La situazione dei presidi ospedalieri della nostra Regione, dove si effettuano le interruzioni volontarie delle gravidanze, non garantiscono un’adeguata copertura nel territorio, minando così il pieno rispetto del diritto a una scelta libera e consapevole, da parte delle donne» afferma Filomena Principale.

In tutta la Puglia sono 593 i ginecologi obiettori, a fronte dei 738 in servizio. «A questo si somma la mancanza del personale di ginecologia, come anestesiste/i e personale infermieristico – sottolinea Principale -. Le donne sono costrette a spostarsi dai luoghi di residenza, per poter ricorrere alla interruzione di gravidanza chirurgica. Le percentuali cambiano dove è possibile ricorrere alla interruzione volontaria di gravidanza farmacologica, anche se non c’è una omogeneità dei dati nelle sei province pugliesi, sicuramente per le difficoltà legate all’attuazione della procedura che, con i nuovi protocolli, dovrebbe essere concordata dalla donna con il personale medico: se effettuarla in ambulatorio o in day hospital o, come prima, con un ricovero ospedaliero ordinario».

Sulla base di queste considerazioni la Cgil ha chiesto al presidente della Regione di garantire in tutto il territorio pugliese “l’accesso a un aborto libero e sicuro attraverso strutture e personale non obiettore in numero adeguato alle esigenze e alle caratteristiche geografiche dei diversi territori; tempistiche certe di pieno rispetto della volontà e della salute delle donne; il ricorso alle pratiche di interruzione volontaria di gravidanza più sicure e meno invasive, per il corpo delle donne, attraverso l’adempimento della Circolare del Ministero della Salute dell’agosto del 2020 sull’Aborto farmacologico e il recepimento delle linee guida; il rispetto del target minimo di un consultorio pubblico ogni 20 mila abitanti; assunzioni del personale necessario per garantire i servizi di prossimità e la multidisciplinarietà; il divieto per le associazioni antiabortiste di entrare nelle strutture pubbliche dove si effettua la prima visita e l’accesso all’IVG per garantire la libera scelta delle donne».

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Commenti

  • BIAGIO (utente non verificato)

    “SE UNA MADRE PUO’ UCCIDERE SUO FIGLIO, CHI IMPEDISCE AGLI UOMINI DI UCCIDERSI TRA LORO?”. MADRE TERESA DI CALCUTTA.

    PAPA FRANCESCO : “L’ABORTO E’ UN OMICIDIO E I MEDICI CHE SI PRESTANO A FARLO SONO SICARI”