«Abbattimento del Politeama, ignobile mattanza di un cinema storico»

Dario Iurilli*

L’intervento di un operatore culturale ruvese.

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La recente decisione assunta dall’Amministrazione di sinistra di Ruvo di radere al suolo un cinema-teatro, il Politeama, simbolo della cultura visuale popolare della mia città, per far posto ad appartamenti e negozi privati nel suo cuore nobile e antico, è di quelle che non consentono, per la loro inesorabile crudezza, nemmeno il classico rimpallo di responsabilità.

Di fronte a un monumento del suo recente passato sacrificato alla logica spietata del profitto da una amministrazione sedicente custode e valorizzatrice della cultura cittadina, nessun cittadino, fuori e dentro le istituzioni, può sentirsi assolto e stare a guardare. È l’ultimo, sinistro segno di una progressiva perdita collettiva di capacità progettuale che sembra attanagliare da alcuni anni questa sfortunata città, preda di una cultura del non fare e neghittosamente svenduta all’onnipotenza di alcuni intoccabili tecnocrati. Si sta così per consumare l’ignobile mattanza di un altro cinema storico. Frattanto si continuano a tollerare il coma profondo del centro storico e il penoso dissolversi di faraonici restauri nell’attesa di una collezione pittorica mai arrivata, quella di Domenico Cantatore. Per non dire d’altro.

Ma di fronte alla imminente perdita di un prezioso archetipo della cultura visuale di massa, bello pure nelle ardite soluzioni tecnologiche come il tetto apribile che lo rendeva fruibile anche come arena, non possono non insorgere, insieme, la memoria di un passato intriso dei forti, autentici umori dello svago popolare (che spesso sono stati l’unico veicolo, accanto alla musica in piazza, di emancipazione culturale del popolo), e la volontà di contrastare fermamente il grottesco morire, in piena civiltà dell’immagine, di un teatro di provincia, pezzo pregiato di una città d’arte e di grandi tradizioni, mentre altri teatri tutt’intorno, rilanciati da sensibili amministrazioni, rifioriscono a ridimensionare l’impero televisivo e a favorire il rapporto dei piccoli centri con la comunicazione visiva di qualità.

Dove sono i quattrocento candidati che un anno fa si contesero i venti scranni di Palazzo Avitaia nel segno del rilancio culturale della Città? Dove sono gli amministratori di una sinistra progressista e popolare, e le tante associazioni che ad essa si ispirano? Dov’è la Pro Loco cittadina? Se non è questo il momento di impegnarsi seriamente… E la smetta, frattanto, il corrispondente locale della “Gazzetta del Mezzogiorno” di inneggiare alla magnifiche sorti e progressive del turismo cittadino: quale sarà, per lui, il saldo fra un albergo che risorge e un teatro che muore?

*Scuola Nazionale di Cinema Centro Sperimentale di Cinematografia Roma

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