Forme lineari e antiche unità di misura: l’armonia di posta Sei Carri

A prima vista potrebbe sembrare uno jazzo, ma parlare “solo” di jazzo è riduttivo in questo caso

Felice Miscioscia per Murgia a Pedali
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Il bianco candore della pietra a secco opportunamente compensato dalla terracotta delle tegole di copertura, armonicamente adagiato sul declivio che corre prima rapido e poi più tenue, dolcemente, giù da Monte Pietroso verso la Lama Genzana, integrandosi in maniera quasi simbiotica con l’ambiente circostante e salutandosi cordialmente col Castel del Monte, da buoni dirimpettai.

È questo lo scorcio murgiano presidiato da Posta Sei Carri, meraviglia lapidea ben conservata, ammirabile in tutto il suo splendore percorrendo il canale principale di servizio dell’Acquedotto Pugliese (futura Ciclovia dell’Acqua), a due passi dall’omonima ottocentesca Masseria Sei Carri, oggi apprezzata sede agrituristica. Siamo ovviamente in agro di Andria.

Toponimo curioso, calato in un contesto storico rurale, quello dell’Italia Meridionale, fatto, tra le altre cose, di antiche unità di misura. Il “carro”, appunto, la cui estensione equivaleva a 20 “versure”, ciascuna a sua volta equivalente, senza entrare nel merito di ulteriori sottomultipli, a circa 1,23 ettari attuali. Chi è bravo in matematica ha già capito che la superficie di pertinenza della masseria doveva essere di quasi 150 ettari.

A prima vista potrebbe sembrare uno jazzo, ma parlare “solo” di jazzo è riduttivo in questo caso, viste le dimensioni e la presenza, oltre che dei recinti per gli animali e degli ovili, anche degli stabulari, dei locali per la lavorazione del latte, della cisterna e dei lamioni per i pastori. Il tutto a comporre la “posta”, struttura di transumante memoria, in grado di garantire autosufficienza per lunghi periodi a greggi e pastori del passato.

La solita – scritto senza alcuna accezione negativa – perfezione identitaria, di cui contemplare la sagoma a distanza per poi sfiorarla ed osservarla da vicino, fino a superarla, dominandola dall’alto, con sguardo privilegiato sulla piana di Citulo e sul Bosco di Finizio, gustandosi il romantico tête-à-tête col maniero federiciano.

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