Angelo Tedone: «Una battaglia combattuta a Ruvo»

La Battaglia di Ruvo di René De Moraine (1850)
In un saggio, Tedone, cultore di storia locale e direttore del periodico “il rubastino” della Pro Loco, ripercorre le fasi di una battaglia che, 520 anni fa, distrusse il centro storico di Ruvo
A 520 anni dalla Battaglia di Ruvo, il cultore di storia locale e direttore de “il rubastino” Angelo Tedone propone un suo saggio che ne ripercorre le fasi.
«All’alba del 24 febbraio 1503 – si legge -, il nucleo storico della città di Ruvo si presentava come un esteso mucchio di macerie dovuto all’attacco perpetrato i precedenti due giorni dalle truppe spagnole che la assediarono con 3.000 fanti e cannoni dell’artiglieria dopo sette ore di combattimento. A nulla valse la difesa degli 800 francesi rimasti a guardia del presidio dal momento che la maggior parte delle truppe erano accorse a Castellaneta per fronteggiare una rivolta con gli spagnoli.
Nel descrivere i “fatti d’arme”, un anonimo cronista sottolineò che “cadute a Ruvo le difese francesi, il capitano spagnolo si oppose alla violenza sui civili fermandosi davanti alla porta della città (Castello) precisando che nessuna donna doveva essere toccata e che i beni delle chiese non dovevano essere trafugati”: un episodio che si contrapponeva alle angherie dei francesi che invece sottoponevano la popolazione locale ai loro bisogni.
In quei tempi la collocazione geografica di Ruvo, con il golfo di Manfredonia, era particolarmente strategica tanto che la città si munì di mura di cinta già dal VI sec. d.C. dopo gli attacchi dei Goti a cui fecero seguito le scorribande saracene. La loro distruzione avvenne nel 1350 causata dall’assedio di Ruggiero Sanseverino; furono poi ricostruite con gli Angioini che le dotarono di una torre.
La Battaglia di Ruvo si inquadra nella Guerra d’Italia combattuta tra il 1499 e il 1504 ed ebbe inizio dieci giorni dopo la Disfida di Barletta originata dall’ormai atavico scontro tra Francesi e Spagnoli, rispettivamente agli ordini di Jacques de la Police e Consalvo da Cordova, con la vittoria di questi ultimi che approfittarono dell’assenza dei francesi con la perdita e cattura di 600 uomini e con la distruzione del nucleo antico di Ruvo.
Gli uomini d’Oltralpe, di stanza a Ruvo con il duca di Nemous, infatti si diressero a Castellaneta a sostegno delle truppe ivi stanziate, attaccate dai residenti con l’ausilio degli spagnoli lasciando quindi il maniero ruvese sguarnito. Una ghiotta occasione per Consalvo da Cordova di stanza a Barletta per organizzare una spedizione, piantando fuori dalle mura un’artiglieria con cannoni e falconetti. Sotto le tante cannonate il centro cittadino fu totalmente distrutto e furono tante la macerie da far elevare ancora il piano stradale essendo stata la Battaglia di Ruvo la terza espugnazione della città».
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!








Sanb, accertate tre violazioni per abbandono di rifiuti