Spese elettorali e apparentamenti: e l’etica?
I candidati sindaci si confrontano sul tema della trasparenza
La campagna elettorale è il periodo delle idee politiche. Ma si sa, i giorni prima delle votazioni diventano anche il momento delle rotture e degli apparentamenti, delle tensioni personali e fra partiti, dei botta e risposta, delle spese folli, della corsa all’ultimo voto senza risparmiare alcun colpo proibito nei confronti degli avversari.
In questo clima, che si arroventa sempre più man mano che ci si avvicina al 28 e 29 maggio, è parso salutare, almeno dal punto di vista dell’impegno teorico, realizzare un incontro, con tutti e sei i candidati sindaco, sul Codice di comportamento etico elaborato dal Consiglio d’Europa.
Come si poteva prevedere non sono mancate le promesse, più o meno galeotte, di chi ha detto di sposare appieno i principi contenuti in questo codice. C’è addirittura chi, come il candidato sindaco del centrosinistra Michele Stragapede, aveva già da due mesi fatto sottoscrivere il documento a tutti coloro che appoggiano la sua candidatura.
Niente diffamazioni, minacce o manipolazioni. Niente sprechi economici e “addirittura” nessuna concessione di vantaggi o promesse di vantaggi elettorali, quello che la legge italiana chiama “voto di scambio”. Come ha sottolineato l’avvocato Bonadies, infatti, la nostra Costituzione contiene già questi principi e questo documento servirebbe solo a ribadirli e a tenerli ben presenti in un momento come questo. Ma perché, allora, se questi inviti arrivano da più parti e in maniera ripetuta ci siamo ormai abituati a vedere chi infrange tutto questo, accettando il tutto senza più meraviglia o, se preferite, disgusto?
Nel salone della parrocchia Sacra Famiglia, davanti a più di un centinaio di interessati elettori, volano da una parte all’altra promesse di eticità e moralismo. Ma chi è lì di fronte ha l’impressione che i candidati parlino con un tappo in bocca, utile a non far sfuggire nessun tipo di commento circa i propri avversari. Ma neanche questo è un esercizio facile e la conferma arriva dall’esponente del Movimento sociale, che a distanza di pochi minuti dal suo impegno etico parte a spada tratta contro qualsiasi cosa appartenga all’Amministrazione Fatone. Tira fuori cifre, dati, dirigenti, che ovviamente nessuno in sala può verificare, e che gli servono per screditare quella Giunta, da cui poi provengono quattro dei sei candidati di questa tornata, escluso lui stesso e Roberto D’Ingeo.
E se si dovesse parlare di apparentamenti o di spese per la campagna elettorale? Più tema etico di questo non ci potrebbe essere in campagna elettorale. E le risposte, come prevedibile, vanno tutte nella stessa direzione: “noi non faremo apparentamenti con nessuno”. Il candidato sindaco del centrodestra, Antonello Paparella, sottolinea il concetto più volte, spiegando al pubblico che ha già fatto tutti gli sforzi possibili per integrare tutte le correnti del centrodestra. “Abbiamo fatto quanto era nelle nostre possibilità prima della presentazione delle liste. Adesso un apparentamento sarebbe poco serio per la mia coalizione e per gli elettori”. Applauso lungo e convinto, così come convincente risulta, se rimarrà tale, la promessa fatta dall’avvocato Bonadies. “Saranno gli elettori i nostri giudici: se ci premieranno andremo avanti, se non saremo convincenti sapremo starcene a casa”. Comportamento, questo, molto etico e che dà l’idea di una grande trasparenza.
Meno limpide, invece, le risposte di Francesco Paparella, che da candidato di estrema destra esprime tutte le sue simpatie per il rivale del centrosinistra, e dell’ex sindaco Fatone, che chiude i portoni ad alleanze dell’ultim’ora, ma poi lascia aperte delle piccole porticine, da usare magari come vie di fuga se ce ne sarà bisogno.
Di una verità disarmante, invece, l’intervento di un cittadino presente fra il pubblico. “Ho sentito la previsione di spesa per la vostra campagna elettorale – dice il signor Gino – e devo dire che avete scoperto l’unico settore in cui l’euro ha ancora valore”. E come dargli torto, quando si vive in una società in cui tutto aumenta e si sente parlare di elezioni da affrontare con una spesa di che non supera i 3.000 euro. Questi i numeri dati da Salvatore Bonadies, Roberto D’Ingeo e Michele Satragapede, addirittura di molto inferiori quelli di Francesco Paparella. Nessuno di questi, inizialmente, specifica che queste sono le cifre personali e nessuno parla di un’eventuale intervento di sponsor. Ma poi il giro prosegue e Saverio Fatone parla di 6.500 euro, con Antonello Paparella che dice esplicitamente che le “spese dell’intera coalizione” si aggireranno intorno ai 6.700 euro, per i manifesti, i comizi le spese varie e per inviare il programma nelle case delle oltre 8.000 famiglie ruvesi. A questo punto, quasi come fosse un dato scontato e noto a tutti, anche gli altri sottolineano come alla cifra iniziale andava aggiunta quella del resto della coalizione.
Va bene la bella figura, va bene un po’ di disattenzione, ma nella serata del codice etico e delle promesse morali questo non è certo un buon inizio.
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!








Sanb, accertate tre violazioni per abbandono di rifiuti