La storia di Antonio Giuffrida
Giuffrida: “A 32 anni, Ruvo significa rimettersi in discussione. Lo faccio in un roster di grande qualità che può ambire alla promozione e in un sodalizio di livello che ha battuto la concorrenza di t
E’ un pomeriggio di mezza estate. Aspetti di conoscere il nome dell’avversario dell’Italia nella finale mondiale.
Ma non è l’unico sogno che si materializza nella tua testa. Ad accompagnare la dolce attesa per l’impegno della Nazionale è l’acquisto di Luca Giuffrida, o meglio di Antonio Giuffrida detto Luca da quando è nato.
Lo hai sempre ammirato con la canotta del Matera, hai sempre voluto chiedere a Nicola Fracchiolla di comprartelo, un gentile presente per poter finalmente centrare la promozione in B d’Eccellenza.
Hai sempre applaudito tutte le guardie tiratrici che in questi anni si sono susseguite a Ruvo di Puglia ma, il debole per Giuffrida, ti ha sempre perseguitato. Sei sempre rimasto impressionato da “Terminator” e ogni qualvolta lui abbia giocato contro la tua squadra, non hai potuto fare altro che fischiarlo quasi a implorare Giuffrida di farsi piccolo piccolo così una volta per tutte tu lo avresti dimenticato.
Un frutto del peccato, una tentazione golosa che in ogni sfida al Ruvo ha sempre messo una buona dose di impegno personale per risultare antipatico, perché nel suo DNA ha un cattivo abitudine: sa vincere! Una volta, al PalaColombo, ci spezzò un sogno: diceva di giocare con una gamba sola e “gigioneggiava” in maniera così irritante da non dormirci la notte.
La realtà era un’altra: il team di Medeot era con la lingua da fuori, lui no ed era ispirato come non mai e segnava anche dallo spogliatoio.
Bello e impossibile, qualche lacrima versata, un ricordo mai cancellato e un pensiero fisso: “ad avercelo”! Bello e impossibile fino a quel pomeriggio di mezza estate nel quale, Fracchiolla, fa il fenomeno bruciando la concorrenza di mezza Italia, il presidente Fiore confeziona il suo gioiello e il tifoso sogna. Giuffrida è quel giocatore capace di fare la differenza, ovviamente grazie all’impegno e alla classe di tutto il roster ruvese.
Il “cecchino” è capace di far canestro da ogni posizione, ha il vizio di rendere facili situazioni impossibili e di portare a casa un “ventello” di punti una domenica sì e l’altra pure. Giuffrida è quel giocatore che ogni bimbo inserisce nella sua squadra quando gioca alla PlayStation.
Giuffrida è quel giocatore che hai sempre voluto vedere in coppia con Fessia, di fianco a Labate, dietro Orlando, servito da De Bellis. Giuffrida non ha bisogno di presentazioni, un po’ come James Bond o Sofia Loren: “Devo ringraziare Matera se ora non ho bisogno di presentarmi.
Ho vissuto sei stagioni importanti e, adesso, sono contentissimo di indossare la maglia dell’Adriatica Industriale Ruvo. Dopo un lungo corteggiamento, la trattativa è stata abbastanza breve e sono onorato di puntare alla promozione in B1 con i colori bianco-azzurri.
A 32 anni, Ruvo, significa rimettersi in discussione. Lo faccio in un roster di grande qualità che può ambire alla promozione e in un sodalizio di livello che ha battuto la concorrenza di tante squadre di B1“.
“Terminator” sa di aver dato diversi dispiaceri ai ruvesi ed è pronto a farsi perdonare: “Conosco l’ambiente e ho giocato contro tutti i miei nuovi compagni di squadra di cui conosco il valore individuale.
Non vedo l’ora di cominciare. Ricordo la semifinale vinta a Ruvo contro il team di Medeot. E’ parte del gioco fare gli interessi della propria squadra e puntare a vincere sempre e comunque. Ora, assieme ai tifosi ruvesi, sono convinto che ci toglieremo diverse soddisfazioni“.
Parola di un vincente, che non vede l’ora di vincere per la sua nuova città che intanto già sogna.
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