Liceo “Tedone”: l’Africa è più vicina

Elena Albanese

Un’ottima occasione per trasmettere valori fondamentali quali la solidarietà, attraverso l’esperienza concreta e non solo a parole.

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Come annunciato dal Preside durante l’intervista a Ruvolive di due settimane fa, sabato 24 febbraio, presso la Biblioteca del Liceo Scientifico “O. Tedone”, si è svolto un incontro per definire i dettagli del progetto denominato “Un mondo di bene”, che quest’estate porterà in Zambia e Malawi una ventina tra studenti ed ex alunni, accompagnati da una piccola delegazione di docenti.

Mons. Girasoli, sostenitore e colonna portante dell’iniziativa, ha risposto con competenza e soprattutto col sorriso e la tranquillità che lo contraddistinguono, alle innumerevoli ansie delle apprensive mamme intervenute, apparse molto preoccupate della decisione dei propri figli di partire per l’Africa. Forse non a caso in quei luoghi, a detta del Nunzio Apostolico, ci sono molti giovani volontari di qualsiasi nazionalità, specie scandinavi, nordamericani e giapponesi, ma nessun italiano, se non adulto e regolarmente retribuito.

Questo progetto, invece, è un’ottima occasione per trasmettere valori fondamentali quali la solidarietà, attraverso l’esperienza concreta e non solo a parole. Perché se «i ragazzi non hanno ideali, forse è anche perché non siamo in grado di darglieli», dice il Dirigente Scolastico durante la sua breve introduzione.

Mons. Girasoli rassicura sul fatto che i ragazzi, seppur separati, staranno nella tranquilla zona di Lusaka, senza inoltrarsi nei villaggi. Le donne opereranno principalmente presso gli orfanotrofi, nei quali sono ospitati moltissimi bambini da accudire, “anche solo tenendoli in braccio”. E’ prevista anche l’assistenza ai diversamente abili, per qualcuno lavoro d’ufficio nelle Organizzazioni Internazionali come l’UNICEF, attività varie presso Centri di Formazione Professionale e, possibilmente, l’insegnamento e le ripetizioni. Fondamentale, a questo proposito ma non solo, l’uso dell’inglese. Essendoci infatti in Zambia ben 72 idiomi, il Governo ha deciso di adottarlo come lingua ufficiale fin dagli anni Sessanta.

Più volte durante l’incontro si è sottolineato proprio questo punto, motivo per cui si è anche deciso di far vivere i singoli giovani all’interno delle strutture in cui lavoreranno, lontani fra loro ma vicini ai volontari di altre nazionalità e profondamente inseriti nel contesto. Previsti incontri settimanali di gruppo per rivedersi, fare un po’ di turismo e, perché no, andare al cinema o in discoteca. Per affrontare quest’avventura, timori giustificati a parte, nessuna precauzione né preparazione particolare. Solo qualche vaccino (nonostante il tasso di malaria nei mesi estivi scenda allo 0,2%) e spirito di sacrificio per adattarsi, per esempio, a un menù che comprende quasi esclusivamente riso, pollo e legumi.

Importantissimi, invece, senso di responsabilità, buona volontà e sensibilità ai problemi perché, ovviamente, non si tratta di una vacanza. “E’ un modo” , dice Onofrio Caputi Iambrenghi, Presidente del Consiglio d’Istituto, «per emanciparsi da Ruvo di Puglia e diventare cittadini del mondo». Un invito, questo, che i ragazzi sembrano aver accolto con entusiasmo, anche quando Mons. Girasoli dice che «la nostra sarà solo una goccia nell’Oceano perché l’Africa ha problemi enormi che nessuno può risolvere». Ma aggiunge anche che l’impatto umano dell’esperienza lascerà sicuramente in loro la voglia di ritornare perché «gli Africani spezzano il cuore».

Allontanatosi il Preside, per sopraggiunti impegni, il Nunzio Apostolico ha continuato a rispondere alle domande di genitori e alunni. Di fronte alla volontà di una minorenne di voler partecipare a tutti i costi, l’Arcivescovo spiega i problemi legati alla documentazione necessaria e rassicura sulla volontà di proseguire col progetto anche in futuro. La prospettiva per i prossimi anni è quella di lavorare con largo anticipo per poter ottenere il supporto e il sostegno (anche economico) da parte delle Nazioni Unite.

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