L’integrazione degli stranieri parte dalla scuola

Roberto Campanale

Un incontro al Liceo “Tedone” nell’ambito del progetto “Integration”.

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L’integrazione. Se prendessimo un dizionario della lingua italiana, ci direbbe che la parola “integrazione” indica l’insieme di processi sociali e culturali che rendono l’individuo membro di una società. Questo teoricamente. Ma praticamente in cosa consiste questo famoso ma allo stesso tempo difficile processo di integrazione?
Integrazione non significa grandi “paroloni”. L’integrazione è fatta di piccoli gesti quotidiani che permettono alle persone che arrivano nel nostro paese di non sentirsi a disagio, disagi che possono essere la lingua, la religione, il colore del viso.

È quanto si è discusso Martedì 29 maggio: interazione ed “Integration”. Integration è il progetto che il Liceo Scientifico Statale “O. Tedone” di Ruvo di Puglia ha deciso di intraprendere, che presenta come appuntamento ultimo quello di un’incontro a Roma con la partecipazione di 4 studenti immigrati per ogni scuola. Un progetto a lungo termine “Integration”, che infatti prevede l’impegno costante delle scuole aderenti fino a Maggio 2008.

“Il dialogo nelle scuole per l’inclusione degli stranieri” è stato il titolo del seminario svoltosi appunto martedì scorso presso l’auditorium del Liceo ruvese alle ore 17.00; un seminario senz’altro da ricordare nel tempo per la presenza eccezionale di personalità importanti quanto esperte che hanno affrontato un fenomeno delicato qual è l’integrazione sotto vari aspetti.

Lavori aperti dal primo cittadino di Ruvo di Puglia, Ing. Michele Stragapede, il quale ha espresso la sua opinione a riguardo ed ha anticipato che è stata appena approvata in Consiglio Comunale la volontà di aprire un centro di accoglienza per i numerosi immigrati presenti nella nostra città. Coordinatore della serata è stato il preside del Liceo “Tedone”, il prof. Biagio Pellegrini che ha ribadito il suo entusiasmo di portare avanti questo progetto molto importante soprattutto in una scuola come il Tedone in cui sono passati molti studenti di nazionalità diversa e che comunque si sono distinti per le loro capacità, non essendo da meno agli studenti italiani.
Il microfono poi è passato nelle mani del prof. Mauro Minervini, referente del progetto “Integration”, il quale ha brevemente raccontato al pubblico presente il suo approccio a questo progetto che inizialmente si rivelava di difficile comprensione ma che poi ha convinto molto i “suoi” ragazzi e il docente stesso.

Parola ora ad una vera e propria istituzione molto importante e “luce” dell’istruzione scolastica pugliese, dott. Rita Goffredo, la quale ha discusso il tema “La scuola come spazio per l’integrazione degli alunni stranieri”. «La scuola svolge il ruolo di integrazione degli stranieri nella nostra società – esordisce la dottoressa Goffredo – Dalla scuola parte tutto. Perché la scuola tratta tutti i ragazzi in maniera paritaria, almeno spero, e quindi poi dalla scuola si sviluppa in tutta la società, se la scuola sa lavorare, perché c’è il coinvolgimento delle famiglie e delle forze sociali. Quindi la scuola è basilare in tutto questo».

Chiedendo di illustrarci il profilo della situazione in Puglia risponde: «Forse perché non abbiamo molti alunni stranieri, possiamo curarli con attenzione perché comunque non abbiamo questo sentimento di xenofobia. Tutto sommato, nella nostra regione, non abbiamo grossi problemi di inserimento degli alunni; alla fine i ragazzi stranieri ce la fanno ed alcuni ce la fanno anche alla grande. Proprio i ragazzi stranieri raggiungono risultati eccellenti, anche migliori di quelli raggiunti dai ragazzi italiani, perchè sono più motivati, più forti avendo una carica maggiore rispetto a quella dei nostri ragazzi. La lingua è il problema che fa andare nel panico tutti i docenti. Proprio i docenti quando vedono un alunno arrivare vanno in crisi perché temono di non essere adeguati e sono loro stessi a mettersi in discussione. Talvolta però può essere visto dal ragazzo come un allontanamento del docente; nella realtà il docente, invece, teme di non farcela. Purtroppo quindi c’è questa doppia lettura della situazione che non è positiva né per l’uno né per l’altro. La classe docenti non è pienamente preparata ad affrontare il problema dell’integrazione. Alcuni non hanno mai avuto esperienze precedenti e perciò è più difficile. Per quelli già “esperti” della situazione diventa tutto più facile perché i docenti si rendono conto che alla fine ce la fanno».

Si è discusso dell’integrazione ed è stato accennato il progetto “Integration”. Ma di cosa si tratta? Ce lo spiega la Dott. Stefania Cosi, responsabile del Comitato Scientifico “Integration”, la quale discute delle strategie e delle prassi per l’inclusione sociale, punti molto importanti e basilari per una corretta comprensione del problema proposto.

Ultimi due interventi sono quelli dei prof. Vito D’Armento, docente dell’Università del Salento di Sociologia Generale, e prof. Luigi Perrone, docente sempre presso l’Univeristà del Salento di Sociologia delle Migrazioni e delle Culture. Il primo racconta la storia di un ragazzino, Ciro, il quale “frequentava” la scuola elementare ma con scarsi risultati e pochissima voglia. Marinava spesso la scuola e girovagava tra le campagne del suo paese. Lui e la scuola erano su due piani differenti e i maestri continuavano a discriminarlo dagli altri. Tutto fino a quando qualcuno lo inserì nel laboratorio fotografico. Una rivelazione. Ciro voleva fare qualcosa. Esisteva allora qualcosa che piaceva a Ciro. E così si vide Ciro rivoluzionato ed integrato nel gruppo scolastico.

Il prof. Perrone, invece, spiega brevemente quel che è stato il flusso migratorio degli italiani verso altri paesi. Un flusso migratorio molto diffuso dopo la guerra che portava molti italiani fuori dal loro Paese, un Paese in cui non avrebbero mai più messo piede. Quindi culture e tradizioni abbandonate, gli immigrati sono ormai abitanti del Paese in cui si sono stabiliti e dello stesso hanno assimilato tradizioni e culture.

È inoltre intervenuta nei momenti finali del dibattito la prof. Liliana Bruni, storico docente referente del CRIT (Centro Risorse Interculturali Territoriale), la quale salendo sul palco dei relatori accompagnata da un alunno marocchino, immigrato nel nostro paese da meno di un mese, ha “commosso” i presenti, raccontando le esperienze di vita e culturali realizzate a scuola.

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