Rock a Ruvo tra palco e realtà. Ecco i BarMario
Grazie ad una esplosiva miscela di feeling, tecnica e amicizia, i Barmario riescono a far sembrare personali anche i brani scritti dal più celebre Liga nazionale.
Ieri sera a Ruvo di Puglia in Piazza Bovio c’era la folla delle grandi occasioni radunata intorno al palco: suonavano, infatti, i Barmario, cover band ruvo-terlizzese di Luciano Ligabue, nata verso la fine dell’estate 2006, e che quindi festeggia il primo anno di attività regalandosi un tour che, partito l’otto luglio da Altamura, li porterà a visitare, tra le altre, città come Corato, Bisceglie e Palese.
Soffia un vento africano caldissimo stasera, un vento che brucia gli occhi e annebbia la mente. Gli americani lo chiamano the devil’s wind, il vento del diavolo, perché si dice porti con sé incendi e cattivi presagi. E sembra proprio tutto vero, visto che il concerto subisce un ritardo di quasi un’ora, ma stasera no, stasera è diverso…stasera non c’è maledizione che tenga, stasera a Ruvo di Puglia la sensazione è che la musica sarà più forte di ogni superstizione.
E finalmente si comincia. La formazione è composta da sei elementi: Davide Cantatore alla tastiera e cori, Antonio Liso al basso, la coppia d’asce Gerardo Lovero e Gianni Volpe, Michele Barile dietro i tamburi ed infine Dario Zifarelli, voce e anima del gruppo.
La band, dopo l’inizio al fulmicotone con il giorno dei giorni e gli immancabili saluti a partner e sponsor vari, ingrana la quinta e parte con una scaletta piena di sorprese. Infatti, per rendere più personale lo show, i Nostri hanno pensato di preparare e proiettare, con l’aiuto del regista Diego Magrone, alcuni brevi video, che traendo spunto dai testi di Ligabue, si intrecciano con la realtà della nostra terra. E così che una vita da mediano diventa l’epopea della dura vita in campagna e sembra che ogni colpo di accetta sui tronchi nodosi degli ulivi diventi parte del drumming preciso di Michele “porcellino”, così come commuove la dedica di piccola stella senza cielo a Daniela, prima fan del gruppo, che “assiste i bambini del mondo” da un angolo di Perù dove si trova adesso.
Certo, c’è chi storce il naso davanti ad una cover band, davanti allo scimmiottare precisino e sterile degli atteggiamenti, del modo di vestirsi, di cantare, persino di suonare gli assoli di chitarra. C’è chi può dire che un musicista perde la propria identità quando dal palco scorge il “suo” pubblico cantare a squarciagola e a memoria le parole di qualcun altro, ma questo, signori miei, non vale certo per i nostri sei ragazzi. Grazie ad una esplosiva miscela di feeling, tecnica e amicizia, i Barmario riescono a far sembrare personali anche i brani scritti dall’ahimè più celebre Liga nazionale. E non importa se Dario indossa gli stivaloni neri da cowboy e parli, alle volte, con l’accento romagnolo. L’importante è che sudi, canti e balli come se veramente non avesse fatto mai altro nella vita.
E questo la gente lo capisce, e anche chi magari è venuto solo a sentire le canzoni attirata dal nome altisonante di Luciano Ligabue, non può far altro che rimanere conquistato dalla passione che scaturisce a vere ondate dal palco, sin giù, fino all’ultima fila di persone, che, c’è da dirlo, sono proprio tante.
Ecco, quindi, spiccare una spettacolare versione di a che ora è la fine del mondo? con il bravo Davide Cantatore in evidenza nei cori e la sezione ritmica Liso – Barile sugli scudi, ecco il medley acustico ho perso le parole – quella che non sei – viva – seduto in riva al fosso con i due bravissimi chitarristi Gerardo Lovero e Gianni Volpe a contendersi la scena e ad accompagnare Dario/Liga, ecco ancora questa è la mia vita, potenza allo stato puro, con Gianni “il professore” di nuovo a strappare applausi.
Un’intro di pianoforte ci conduce poi delicatamente sulle note di ho messo via e qui la piazza si illumina, gli occhi si appannano e Dario ci pugnala dritto al cuore con un’interpretazione da brividi, con la complicità del gentleman Gerardo in stato di grazia. Così come lo è tutto il gruppo quando, accompagnato da immagini forti di guerra e bambini, canta, o meglio, grida al mondo il suo rifiuto in una splendida versione di il mio nome è mai più.
Lo show si avvia dunque al termine, ma non prima di aver mostrato alle luci della ribalta due splendide special guest: la prima è Bianca Lovero, sorella di Gerardo, che si esibisce nel riff e nell’assolo di bar mario, canzone da cui il gruppo prende in prestito il nome. Bianca appare sicura dei suoi mezzi, concentrata e a suo agio con la chitarra a tracolla. E poi, come si addice ad una vera donna del rock, sorride raramente, anche quando in scena arriva Francesco Di Domenico, attore teatrale, che, armato di scopa, accompagna la band impersonando Mario il barista. La seconda bella sorpresa è Maria Teresa D’Aloia, che interpreta, nella parte di Elisa, gli ostacoli del cuore duettando con Dario: performance riuscitissima su un brano tutt’altro che facile.
Ora siamo proprio alla fine: la band, dopo la presentazione di rito, si congeda con i pezzi più “esplosivi”, quelli che ti fanno saltare e ballare e, in generale, essere contento di avere le orecchie!!! E così il buon Zifarelli ci esorta a cantare con lui tra palco e realtà, ma soprattutto balliamo sul mondo, vero inno di un Liga forse meno moderno ma, a mio modesto parere, migliore.
Che dire di più…sulle note che sfumano e mentre la gente si allontana sorridente dalla piazza, una considerazione mi frulla nella testa. Per quanto Luciano Ligabue possa essere per tutti noi una superstar e una fonte di ispirazione per questi sei ragazzi, loro sicuramente esistono e “resistono” grazie alla loro personalissima e smisurata passione e per questo brillano di luce propria.
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