Scoppia Acquopoli: agricoltori costretti a pagare tangenti per avere l’acqua dalla Regione
Due arresti. Una terza persona è stata interdetta dai pubblici uffici e altre otto risultano indagate a piede libero
Erano responsabili degli impianti di irrigazione di proprietà della Regione Puglia nel Nord Barese e ora devono rispondere a vario titolo di concussione, peculato, abuso d’ufficio e truffa.
Reati gravissimi, soprattutto in considerazione della loro funzione pubblica.
Con queste accuse sono stati arrestati ieri a Barletta dagli agenti del Commissariato Sebastiano Zinfollino, di 49 anni e Giuseppe Sgaramella, di 55, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Trani su richiesta della Procura della Repubblica presso lo stesso Tribunale.
Una terza persona, un barese di 59 anni, invece, ha ricevuto la notifica della misura personale dell´interdizione dai pubblici uffici.
Altre 8 persone risultano indagate in stato di liberta’.
Sono durate un anno, le indagini della Polizia di Stato di Barletta, coordinata dal pm Antonio Savasta della Procura di Trani, indagini che hanno fatto emergere, in seguito alle segnalazioni di alcuni agricoltori proprietari di terreni nel nord barese, la condotta criminosa di Zinfollino e Sgaramella e di altre otto persone indagate a piede libero, tra le quali anche un dipendente della regione, interdetto dal pubblico servizio.
“Un sistema di arbitraria prevaricazione degli utenti”, così lo ha definito il pm Antonio Savasta.
“Le indagini – ha spiegato -sono partite dall´enorme differenza tra l´acqua erogata e gli introiti della Regione, non congrui perché inferiori, elemento riscontrato con perizie di consulenti che hanno incrociato i dati tra l´energia elettrica e i metri cubi di acqua erogati e le bollette degli utenti i quali pagavano l´acqua in più in nero, dando denaro direttamente a Zinfollino, responsabile dei pozzi del nord barese e a Sgaramella, responsabile della conduzione dei pozzi stessi”.
Una quindicina sono i casi accertati dagli investigatori, diagricoltori che erano vessati e pressati dai due, Sgaramella e Zinfollino, i quali, sotto la minaccia di restrizioni idriche e in difficoltà negli anni scorsi per la siccità, per un po´ di tempo hanno anche protestato nei confronti della Regione.
“Essendo l´ente rimasto silente – spiega Savasta – hanno ceduto alle richieste di denaro dei due funzionari pagando vere e proprie tangenti”.
Le bollette sono risultate inferiori di un terzo rispetto a quello che avrebbero dovuto avere come importo, pari a 74.000euro l´anno, per tre anni accertati.
Dunque un volume di affariche ammonta a circa 220.000 euro. I due, inoltre, per le erogazioni usufruivano di lavoratori stagionali che godevano anche di trattamenti, quali ferie non godute, che non gli sarebbero spettati.
Zinfollino, inoltre, in passato è stato indagato per frode alla Comunità Europea nel settore della normativa che regolamenta gli impianti dei vigneti, ed è stato anche rinviato a giudizio.
Anni fa era stato sospeso per questo motivo, poi trasferito agli uffici di Bari e poi reintegrato ad Andria. Sgaramella, invece, per dedicarsi alla illecita attività a tempo pieno per un lungo periodo non si è presentato al lavoro.
Diceva, senza certificarlo, di essere ammalato, e firmava i fogli di presenza. Tutta la documentazione è stata sequestrata dalla Polizia di Stato.
“Le indagini proseguono perchè siamo convinti che siano molti di più di quelli accertati fino ad ora i casi in cui gli agricoltori hanno dovuto pagare a queste persone vere e proprie tangenti, chiamiamole per quello che sono”.
Lo ha detto il capo della Procura di Trani, Carlo Maria Capristo, nel corso della conferenza stampa per gli arresti di due funzionari della Regione Puglia, per i reati, a vario titolo di truffa, concussione e peculato.
“Per questo – ha aggiunto – l’appello agli agricoltori e a denunciare eventuali vessazioni subite”.
“La regione – ha sottolineato Capristo – è parte lesa in questavicenda visto che i due hanno utilizzato beni, strumentazioni e denaro pubblico, per esempio pagando in proprio dei lavoratori e appaltando lavori senza gare pubbliche, ai danni e all’insaputadell’ente”.
Alla domanda se ci sia sta quanto meno una omessa vigilanza daparte dell’ente stesso sia il procuratore sia il pm titolare dell’inchiesta hanno risposto che il passaggio di tali competenze dal demanio statale a quello regionale, se pure avvenuto sulla carta circa dieci anni fà è di fatto una routine da un paio di anni.
“La carenza di personale e la mole di lavoro – ha sottolineato il pm Savasta – hanno potuto dare spazio a tali condotte criminose”.
Commenti
-
…poi chiedi al contadino perchè dice che non si guadagna nulla ed è meglio distruggere il raccolto che portarlo a termine.








Sanb, accertate tre violazioni per abbandono di rifiuti