Poesia dialettale, premiato Bartolo Mazzone

Antonio Visicchio

Riconoscimento al concorso promosso dalla Uil

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S’intitola “La Cequelatere” la poesia segnalata al Concorso regionale della poesia in vernacolo pugliese “Il mio cuore, la mia terra, la mia vita”, giunto alla quarta edizione e organizzato anche quest’anno dalla UIL-Pensionati di Bari.

Autore del componimento in vernacolo è il ruvese Bartolo Mazzone, già capitano di lungo-corso e fratello della più celebre missionaria Suor Maria.

L’Autore ci mostra con disarmante genuinità un suggestivo scorcio del passato, in cui si rivela tutta la sua particolare affezione per alcuni piacevoli ricordi di gioventù. Ed è così che i versi in dialetto ruvese rispecchiano temi cari al poeta, in cui la locomotiva a vapore con il suo fischio roboante e il suo fumo corvino, è il tramite per rallegrare l’animo di grandi e piccini. Sottile e pregnante la similitudine del treno con la moka, incentrata non tanto sulle caratteristiche esteriori, ma adoperata nell’immaginario del poeta per segnalare l’inizio della giornata, giammai scandita dai ritmi frenetici dei nostri giorni.

Scopriamo così che la vecchia stazione di Ruvo era ubicata nei pressi del nuovo extramurale Pertini, che la percorrenza della ferrovia Bari Nord era limitata alla tratta Ruvo-Bari, e che il capoluogo pugliese lo si poteva raggiungere in più di due ore, vivendo spesso rocambolesche avventure.

È il sommo tributo alla semplicità di tempi ormai lontani, che possono essere rivissuti solo nei suggestivi versi che Bartolo Mazzone offre come un “flashback vernacolare” del ricordo, della memoria, della nostalgia di un passato contadino vissuto come autentico, genuino, primigenio, una sorta di lontana “terra madre”.

Una chiave di lettura che emerge con particolare spontaneità nel finale, in cui viene rimarcata la spinta affettiva del Mazzone che con desolata malinconia guarda ad un passato lontano, ad un pezzo di storia ormai tramontato, che rimane comunque lo sfondo emotivo caratterizzante l’interiorità del poeta e la sua percezione della società in cui ha trascorso gli anni di giovinezza.

Di seguito ecco il testo della poesia La Caffettiera nella doppia versione: il testo in ruvese e la traduzione in italiano.

La Cequelatere
(Recùrde de quànne ère uàgnàune)

Faciàje la svièglie ogn’è-matèin,
n-an’ère u gardîdde e manche la gaddèine.
Cu chèr-a sôrte de cemenère
addevenòte c’è-dère? La Cequelatère!

Ciuff… Ciuff… Ciuff… Ciuff… Uhììì…
Ère u trènèine, ca faciàje da-arduôcie a tutte le cunvecèine.
Ped-arrevò subbete a la staziône,
avîv-a scèje abbasce a u “Maragliòne”.

All’inizie sciàje da Bòre a Barliètte,
all’uteme da Rìuve a Bòre fu costriètte.
Pe ddò guèrre mondiòle è funzionôte,
però ogn’è tante qualche d’iune ‘nderre òv-allassòte!

Quann’acchiàje la salèite, nan-ce la faciàje
e deciaine ca la ggiènt a spiènge ascennàje.
Funzionàje a chire tìmbe a carevìune,
e… quande n’arrebbàine le uàgnìune!

Po, ce stàje sott’a sfùrz o velòce sciàje,
ce t’affaccîve a u fenestrîdde, la facce te tengiàje.
Sole na vuôlte arrevîbbe finch-a Bbôre,
pe scèje a signamme a la scole du môre.

‘Nce velièrne cchiù de dò àure ped-arrevò:
Quanne stàje la salèite, scennàjme e salàjme, pe scequò.
Cusse viàgge ind’a la miènde m’è remôse ‘mprièsse,
ed èje, ‘ndrèt velàje ternò… ce petièsse!

U cinquantanôve in penziône se ne scèje
e pe ssè ànn a Riuve u trène merèje.
A ottobre du sessantacinghe, a n-àlt-a zône
partèje nu trène elièttreche da n’alt-a staziône.

Mòh, de la viècchj-a stazziône ….c’è peccôte!
n-an’è remôse manghe nu picche d’èrva seccôte!
Addò stàine le benàrie… u stramurôle è nascìute
e nu bbune pizze de stuòri-a nuôste se n’è scìute!!!

Bartolo Mazzone

La Caffettiera (1)
(Ricordi di quando ero ragazzino)

Faceva la sveglia ogni mattina,
non era il gallo e neanche la gallina.
Con quella grande ciminiera
indovinate cos’era? La Caffettiera!

Ciuff…Ciuff… Ciuff…Ciuff… Uhììì…
Era il trenino, che faceva da orologio a tutti i vicini.
Per arrivare subito alla stazione
dovevi andare giù dal “Maraglione”. (2)

All’inizio andava da Bari a Barletta,
alla fine solo da Ruvo a Bari fu diretta. (3)
Per due guerre mondiali ha funzionato,
e ogni tanto qualcuno a terra ha lasciato!

Quando trovava la salita, non ce la faceva
e dicevano che la gente a spingere scendeva.
Funzionava a quei tempi a carbone,
e… quanto ne rubavano i ragazzini!

Poi, se era sotto sforzo o veloce andava,
se ti affacciavi al finestrino, la faccia ti tingeva.
Solo una volta arrivai sino a Bari,
per andare ad iscrivermi alla scuola di mare. (4)

Ci vollero più di due ore per arrivare:
Quando c’era la salita, scendevamo e salivamo, per gioco.
Questo viaggio nella mente mi è rimasto impresso,
ed io, indietro vorrei tornare… se potessi!

Il cinquantanove in pensione se ne andò
e per sei anni a Ruvo il treno non ci fu più.
A ottobre del sessantacinque, in un’altra zona
partì un treno elettrico, da un’altra stazione.

Ora, della vecchia stazione… che peccato!
non è rimasta neanche un po’ di erba secca!
Dove stavano i binari… l’extramurale è nato
e un buon pezzo di storia nostra se n’è andata!!!

Bartolo Mazzone

NOTE:
(1) Caffettiera è traduzione impropria. L’esatta traduzione sarebbe: Cioccolatiera, che i nostri antenati utilizzavano frequentemente e normalmente per indicare la moka.
(2) Corso Cavour delimita la Ruvo vecchia dalla nuova. Anticamente era separata da un Muraglione (muraglia in pietra, poi abbattuta, spianata per costruire nuove case e strade con una notevole pendenza).
(3) Tratto iniziale Bari – Barletta. Nel 1954 fu eliminato il tratto Ruvo – Barletta.
(4) Istituto Tecnico Nautico.

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Commenti

  • miccia (utente non verificato)

    GRANDE BARTOLO…! Ho ascoltato varie volte questa poesia da lui magistralmente interpretata…un misto di simpatia, ilarità e tenere, commoventi, rimembranze…

  • margherita74 (utente non verificato)

    bravo papà!grande!dono di famiglia..vedi zia sr maria,donna eccezionale! :-)))

  • iarp (utente non verificato)

    Per il Signor Mazzone.Anche se non La conosco Le faccio i miei complimenti.

  • gigi78 (utente non verificato)

    Poesia “vigoroza”.

  • CASTELLO61 (utente non verificato)

    Non conosco personalmente il Sig.Bartolo, ma in questa occasione, tutta la Comunità gioisce con e per Lui. Complimenti

  • luciana77 (utente non verificato)

    che dire papà…? speriamo che le tue nipoti ereditino questo grande dono di famiglia!!!…bravo!!