Poliziotti ruvesi scoprono ad Andria un ladro di acqua

La Redazione

Centinaia e centinaia di migliai di metri cubi di acqua per uso potabile sottratti negli ultimi tempi nella zona di Montegrosso. Un fenomeno purtroppo molto diffuso

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Con questo caldo torrido l’acqua diventa preziosa come l’oro, soprattutto per chi deve irrigare appezzamenti fondiari.

Quale miglior espediente, quindi che rubare acqua dal locale Consorzio di bonifica, allacciandosi abusivamente alla rete principale e così, durante le ore notturne irrigare a gogò un intero tendone di uva da vino?

E’ quanto hanno scoperto la notte scorsa gli agenti della squadra “volanti” del locale Commissariato della Polizia di Stato (tra cui due ruvesi) che nell’ambito dei controlli decisi dal Primo Dirigente di P.S., dr. Vincenzo Massimo Modeo, per le campagne andriesi, in contrada “Fornelli” a pochi chilometri da Montegrosso.

Nella tarda serata una “volante” stava transitando sulla SP 174, in località Montegrosso, quando gli agenti notavano un insolito tubo irriguo attraversare la sede stradale.

Gli agenti, incuriositi, notavano che un tubo di irrigazione (diametro 32) collegava una colonnina dell’acqua ad un vigneto di uva da vino ubicato nei pressi.

Il primo sopraluogo effettuato dagli agenti delle “volanti” ha permesso di constatare che a non più di 300 mt dalla prima colonnina, vi era un’altra tubatura collegata con identico sistema all’impiato di irrigazione dello stesso vigneto.

L’anomalo modo di irrigare riscontrato nell’appezzamento di contrada “Fornelli” ha quindi messo in moto un meccanismo che ha portato sul posto, nel volgere di poco meno di due ore, sia tecnici dell’Ente Autonomo Acquedotto Pugliese, sia del Consorzio di Bonifica (proprietari della condotta) i quali riscontravano che quel tipo di erogazione di acqua da quella colonnina non era per scopi irrigui ma potabili e che proprio in quella zona si riscontravano da tempo ingenti furti d’acqua.

La circostanza era infatti avvalorata dal fatto che in quella zona il Consorzio di Bonifica aveva provveduto ad organizzare dei turni di reperibilità del proprio personale per tentare di contrastare il fenomeno dei continui furti d’acqua, che sottraendo pressione alla linea principale, provocavano un considerevole calo di portata alle abitazioni di campagna che usufruiscono del servizio, in quanto l’acqua della linea passante per Montegrosso è solo ed esclusivamente ad uso domestico poiché si tratta di una linea di sola acqua potabile.

Ma vi è era di più: gli agenti del Commissariato della Polizia di Stato scoprivano che i ladri d’acqua, per potersi collegare alla colonnina del Consorzio di bonifica, era necessario manomettere la chiave di arresto principale per chiudere la mandata dell’acqua provocando così l’interruzione dell’erogazione dell’acqua a tutti gli utenti serviti da quella linea, poiché la pressione dell’acqua della linea era pari a 14 atmosfere e pertanto qualsiasi operazione di allacciamento, se non fosse ben congeniata, avrebbe potuto avere conseguenze anche pericolose se il getto dell’acqua avesse investito una persona. Bloccata la mandata dell’acqua il malfattore doveva così adoperarsi nel montare le così dette “saracinesche da 1 pollice” per fare in modo che il tubo da 32 si potesse facilmente agganciare, dopo di che riaprire la chiave di arresto principale per poter finalmente utilizzare fraudolentemente l’acqua in uscita.

Quanto diffuso fosse la pratica dei furti d’acqua, è testimoniata dal fatto che da tempo all’interno delle due colonnine del Consorzio di Bonifica, non solo erano stati rimossi i contatori ma che sul tubo di mandata erano stati apposti dei tappi speciali ovvero una sorta di sigillo dell’Ente gestore, per impedire l’uscita dell’acqua stessa.

Ma come il personale del Consorzio riscontrava, anche questi tappi erano stati dolosamente rimossi. Per poter quantificare sommariamente quant’acqua era stata sottratta, da una prima stima effettuata dai tecnici del Consorzio di bonifica, su una base di calcolo di “4 litri/sec di portata moltiplicati per 14 atmosfere e per 3600 secondi all’ora” la sottrazione era pari a numerosi centinaia di metri cubi di acqua, rapportati al tempo intercorso dall’inizio del furto d’acqua.

Pertanto il materiale d’irrigazione rinvenuto insieme alla superficie del vigneto (pari a circa un ettaro), venivano sottoposti a sequestro penale e il proprietario del fondo, resosi irreperibile, denunciato per furto aggravato ed interruzione di pubblico servizio.

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