Promuovere la cultura ambientale

Maria Tedone

Lo si può fare attraverso la rivalutazione del patrimonio demaniale.

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          Lo sviluppo della cultura agro-ambientale deve essere al centro di una politica di recupero di quei beni ambientali di dominio demaniale che possono offrire nuove risorse economiche con posti di lavoro innovativi derivanti dall’ecoturismo.
          Se esploriamo l’agro di Ruvo fino ai confini con Altamura e Gravina ci imbattiamo in beni immobili come masserie, jazzi e costruzioni rivenienti dal patrimonio ex ERSAP e AQP, oggi in totale stato di abbandono, che potrebbero essere trasformati in centri culturali e ambientali per la creazione di un "Agriturismo diffuso" che richiamerebbe l’esperienza positiva dell’albergo diffuso che in alcuni piccoli comuni ha permesso la rivalutazione di intere stradine da tempo abbandonate.
          I finanziamenti necessari sono individuabili nei fondi FAS, CIPE, FESR che verranno assegnati a quei comuni facenti parte dei sistemi ambientali e culturali (SAC) tra i quali Ruvo. Oltre alle masserie di proprietà demaniale regionale (ex ERSAP), alle case cantoniere dell’AQP, alla masseria e jazzo Scoparello, rientra nei beni da ristrutturare anche la masseria Monte di Pietà con i 150 ettari di terreno di pertinenza ceduti dalla comunità ruvese all’ASL per utilizzo a fini istituzionali.
          Ma oggi che questo ente sanitario sta procedendo alla dismissione, tali beni rientrerebbero nelle disponibilità comunale ed essere al centro di un progetto di riqualificazione, d’intesa con il Parco Nazionale dell’Alta Murgia.
          Il tutto finalizzato alla promozione della cultura ambientale e di un turismo sostenibile e agricolo creando nuovi posti occupazionali. In quest’ottica potrebbe essere inserita la promozione di progetti d’inclusione sociale relativi alla formazione di lavoratori immigrati al fine di trasmettere conoscenze e competenze relative alla tutela dell’ambiente.

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