Presentato il volume “Studi rubastini”

Antonello Olivieri

Il discorso di apertura è stato del presidente Pro Loco che ha ripercorso la storia dell’associazione, partendo dagli albori e arrivando ai giorni nostri

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Mercoledì 16 Aprile, presso l’austero e solenne Salone delle Conferenze di Palazzo Caputi, gremito per l’occasione, alla presenza di illustre personalità, nell’evento di chiusura delle celebrazioni del 50° anniversario di fondazione dell’associazione Pro Loco, è stato presentato il volume dal titolo “Studi rubastini, i luoghi, la storia, l’arte, l’architettura di Ruvo di Puglia”, edito dal Centro Stampa Litografica di Terlizzi.

Studiosi, cultori di storia, archeologia e architettura hanno aderito con zelo e professionalità all’iniziativa patrocinata dalla Pro Loco, omaggiando la comunità ruvese di un lavoro editoriale di indiscusso valore storico, approfondendo aspetti inediti e reconditi della nostra città, incrementando la cultura del bello e la valorizzazione dei nostri tesori artistici e culturali, oltre che personaggi di rilievo che hanno onorato la comunità ruvese.

Il discorso di apertura è stato del “padrone di casa” il presidente Pro Loco, Rocco Lauciello, che in un appassionato intervento, ha ripercorso la storia dell’associazione, partendo dagli albori e arrivando ai giorni nostri. Cuore dell’esposizione è stato l’invito a tutti ad unirsi all’impegno dell’associazione e di guardare con rispetto ed orgoglio alla ricchezza del nostro passato, perché essa sia volano per lo sviluppo della nostra città.

Sono seguiti gli interventi, molto positivi, per l’impegno profuso in cinquant’anni dall’associazione volti alla promozione del territorio e delle sue identità, del sindaco Vito Nicola Ottombrini, dell’assessore alle politiche culturali e turistiche Pasquale De Palo, del presidente del comitato regionale Unpli Angelo Lazzari e del presidente del comitato provinciale delle Pro Loco di terra di Bari Nadia Spinelli.

Annamaria Maiellaro, dirigente del servizio turismo della regione Puglia, ha inviato un saluto alla platea e si è scusata per la mancata partecipazione.  «Scrivo queste poche righe – scrive Maiellaro – per l’entusiasmo con cui ho accolto il vostro invito a prendere parte questa sera alla presentazione dell’importante volume, ma i fastidiosi postumi di una rovinosa caduta, mi impediscono, mio malgrado, di intervenire. Tuttavia desidero almeno raggiungervi con questo messaggio per congratularmi per gli obiettivi conseguiti dalla Pro Loco, in perfetta sintonia con quelli che la  regione si propone con la propria programmazione in Italia e all’estero per la diffusione e la conoscenza di tutto il territorio pugliese, con l’auspicio di poter essere fra voi in una prossima occasione».

La parola è poi passata agli autori dell’opera: Francesco Antonio Bernardi, Salvatore Bernocco, Cleto Bucci, Giuseppe Caldarola, Carmelo Cipriani, Francesco Di Palo e Andrea Celestino Montanaro, che hanno esposto, in modo inappuntabile, la loro presentazione alla platea facendo un excursus sulla meticolosa e laboriosa attività di ricerca, di studio e di approfondimenti svolta.

Il testo si apre con il contributo di Francesco Antonio Bernardi, epigrafato “Ruvo nella prima età angioina”, dove l’autore sviluppa con abilità e dovizia di particolari alcune riflessioni sulla feudalità, il fisco e le strutture militari ed economiche nel lasso temporale compreso fra il 1266 ed il 1320.

Il secondo saggio è a firma di Cleto Bucci. In “Palazzo Jatta a Ruvo di Puglia” Bucci integra la storia del famoso palazzo, al cui interno si ammirano le quattro sale del museo archeologico nazionale Jatta, ponendo all’attenzione dei lettori inedite annotazioni storiche.

Il terzo capitolo è stato redatto da Giuseppe Caldarola, dal titolo “Il cimitero monumentale di Ruvo di Puglia e gli “esercizi di stile” di Ettore Bernich”, al quale si ascrive la paternità del progetto delle cappelle gentilizie delle famiglie Jatta, Caputi, Fenicia, Spada e Chieco, mentre ad Egidio Boccuzzi si deve, fra l’altro, la paternità della progettazione dell’impianto generale del cimitero.

La quarta parte del volume è a cura di Carmelo Cipriani; il suo contributo si intitola “L’eclettismo pittorico di Mario Prayer” dove si espone lo studio dettagliato dei dipinti murali presenti nella chiesa di San Giacomo al Corso.

Segue il saggio di Francesco Di Palo relativo a “L’ostensorio d’argento del “tesoro” della Cattedrale di Ruvo” dove l’autore disamina i rimandi storici, devozionali e liturgici dell’importante opera argentea.

Andrea Celestino Montanaro indaga, con la consueta competenza e professionalità, un inedito aspetto dell’archeologia ruvese, ponendo all’attenzione dei lettori un saggio dal titolo: “Un gruppo di bronzi preromani da Ruvo di Puglia al British Museum di Londra”.

A chiusura del volume, il saggio di Salvatore Bernocco. Egli ripercorre la storia della nostra associazione Pro Loco dal 1963 al 2013, mediante un meticoloso lavoro di analisi dei verbali dei consigli di amministrazione. Dalla lettura del capitolo “La Pro Loco di Ruvo di Puglia – Una storia lunga mezzo secolo” emerge uno spaccato vivo e palpitante di un’associazione a cui hanno dato il loro contributo di idee e di impegno nomi noti e meno noti del panorama culturale, civile e politico ruvese.

La pubblicazione, in una bella veste tipografica, vuole essere una summa di 50 anni di impegno che coinvolge questioni di grande attualità per la qualità della città contemporanea: dalla valorizzazione delle risorse architettoniche, storiche, culturali, ambientali alla vocazione turistica dei territori.

Le conclusioni della lunga serata sono state affidate al presidente Pro Loco, Lauciello, che ha ringraziato a vario titolo gli autori per la loro professionalità, tutti coloro che hanno accettato con vivo interesse di contribuire alla realizzazione del testo e a tutti i soci che con la loro passione e il loro impegno sostengono l’associazione, promuovendo il progresso sociale e civile della nostra comunità.

Grazie all’opera degli studiosi menzionati la Pro Loco di Ruvo di Puglia traccia un nuovo solco nella valorizzazione e nella divulgazione delle bellezze ruvesi; alle future generazioni spetterà raccogliere questo testimone e continuare nell’alveo tracciato.

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