Esodo dei docenti, sit-in in Regione

La Redazione

Una delegazione di insegnanti neoimmessi in ruolo con la riforma “La Buona scuola”, tra cui numerosi dalle città del nord-barese, sarà ricevuta dalla VI Commissione presieduta da Alfonso Pisicchio

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Una delegazione di docenti neoimmessi in ruolo con la riforma “La Buona scuola”, tra cui numerosi docenti di Andria, Trani, Barletta e delle altre città del nord-barese, sarà ricevuta oggi alle 12 in audizione dalla VI Commissione presieduta dal consigliere regionale de La Puglia con Emiliano Alfonso Pisicchio. L’occasione sarà utile per creare un confronto costruttivo al fine di scongiurare l’esodo dei circa 6mila docenti di Puglia assunti con il piano straordinario.

Oltre alla delegazione di insegnanti, è stato invitato anche il direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale Anna Cammalleri.

Contestualmente, davanti alla sede del Consiglio regionale saranno presenti in un sit-in gli insegnanti pugliesi che rischiano, con la nuova mobilità nazionale appena conclusa, di vedersi assegnati cattedre al nord Italia, con conseguenze gravissime per le loro famiglie e la scuola in Puglia.

«La Regione – afferma Pisicchio – per la prima volta accoglierà le istanze dei docenti che sembrerebbero penalizzati dal piano assunzionale straordinario della legge 107/2015. Con loro tenteremo di porre le basi per scongiurare un nuovo esodo che solo in parte è stato evitato a settembre scorso. La Puglia ha bisogno di questi docenti plurilaureati e abilitati, che per anni hanno atteso da precari il loro ruolo nelle Gae, le Graduatorie ad esaurimento provinciali».

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Commenti

  • salvatore di gennaro (utente non verificato)

    Discorso assai delicato quello del surplus nella P.A., riguardo ai posti da coprire al Sud. Si parte dagli anni ’80 e 90’, con l’allegra gestione finanziaria affidata alla vendita dei Bot, e con la nascita di famiglie e figli, frutti di un’economia fittizia (fondata cioè sul debito pubblico e con l’inseguimento degli stipendi nei confronti dell’inflazione e non viceversa, come avviene, grazie all’euro, adesso); si passa alla superficialità nella scelta della laurea; si continua con l’incapacità innata, nella gestione, da parte dei vari governi, di ogni problema. Che fare con questi professori? Io li lascerei qui, formando classi con pochi alunni, data la complessità sociale del sud e trasformando parte di essi in “educatori”. Per il futuro, forse sarà il caso di pensare, in Italia, ad assunzioni statali a livello regionale.