In una mostra il dramma dei «migranti senza voce»

Si inaugura questa sera alle 19 “Mediterraneo senza spettatori: naufragi con angeli”, suggestiva esposizione ideata e realizzata dalla fondazione Angelo Cesareo
Si intitola “Mediterraneo senza spettatori: naufragi con angeli” la mostra allestita nell’atrio di palazzo Regina a Ruvo, in largo Cattedrale, che si inaugura questa sera alle 19. L’evento è stato ideato e realizzato dalla fondazione Angelo Cesareo ed è dedicato al mare nostrum «dimenticato e ai migranti senza voce».
Uno scafo di barca è il fondale della scenografia. Accoglie e racconta i sogni e le speranze di tanti giovani – e non – pronti ad affrontare un lungo viaggio. Sul fondo del natante è trascritta la lettera ritrovata di un ragazzo morto lungo la traversata. Formelle di legno d’ulivo ricordano i nomi e i volti di tanti angeli che, accalcati in fatiscenti imbarcazioni, affrontano ogni giorno il mare cavalcando onde di speranza e illusioni. Reti di pescatori, lampare e ancora formelle di legno imbrigliate tra i fili di corda reinterpretano il dramma senza fiato di queste vite. Dal balcone centrale di palazzo Regina è calata un’altra rete da pesca, su cui saranno proiettate le onde del mare e le sagome di un ulivo e di una palma, paesaggi che si riconoscono e si fondono in un’unica origine.
La mostra fotografica vuole testimoniare il dramma che ogni giorno si consuma nei nostri mari, a cui anche la cronaca si sta assuefacendo.
«Si sta perdendo la capacità di essere spettatori nel senso etimologico del termine, ovvero stare allo specchio dell’umana storia – spiegano dalla fondazione -. Perchè veramente spettatori si è quando si è in grado di farsi specchio dell’altro, dell’altrui umanità, dell’altrui dolore e affanno, raccogliendolo nel concavo della propria visione. Meglio, si è in grado di farsi specchio dell’altrui volto. Ma ci si può fare specchio quando nell’altro afferriamo, in una pupilla, il nostro volto, la nostra persona, e non abbiamo paura.
Ora il nostro sguardo si è atrofizzato nell’anonimato, ha paura, si sta narcotizzando in fuggenti, vuote visioni che non lasciano traccia. Si sta come consumando, liquefacendo in immagini sempre più appannate e indistinte, insignificanti e insensate. Si sta stancamente spegnendo, sta naufragando».
L’evento della fondazione, con la mostra e i molteplici contributi poetici, musicali e figurativi, vuole porsi come un richiamo a specchiarsi, un appello allo sguardo, un esercizio per chi guarda a farsi ”spettatore” dell’altro, provando il coraggio di coglierne il volto, di svelarlo, e, svelandolo, di guardare il proprio volto nella pupilla dell’altro.
Ecco perchè, volendo narrare tutta la tragedia umana, storica e culturale del nostro Mediterraneo, antico crocevia di culture e civiltà, di linguaggi e umanità, volendo coraggiosamente arrischiarsi a specchiare i vortici dei naufragi di quei migranti disperati sui barconi, non si possono non interrogare, dal fondo del mare delle coscienze, dal fango delle quotidianità, quegli angeli, perchè si mostrino e perchè, nominati, rispondano e si volgano a noi. Ad appellarli troviamo gli ”ultimi”, i soggetti marginali della nostra società, i periferici del pensiero, gli ”sconfinati”, gli inquieti, i nostri altri diversamente ”diseredati”. A loro, la fondazione ha offerto, disseminandole, piccole tracce («noi le abbiamo chiamate haiku»), degli appigli nominali e paesaggi dell’anima. Loro, interpretandole, ponendosi in ascolto, hanno dato un volto ai ragazzi, ai bambini dei tanti naufragi. Recuperandoli dal fondo del mare senza più spettatori, dal buio dell’anonimato, li hanno adottati facendosi da questi adottare. Gi hanno dato una vita, una storia. Da naufraghi,allora, sono diventati angeli, hanno parlato, si sono raccontati.
La mostra è appunto il dono «di questi sguardi, di queste storie e volti».
«Accettare questa iniziativa è stata per noi una bella sfida, in quanto si tratta di una tematica molto delicata, importante e soprattutto attuale. Il nostro compito è stato prendere l’interiorità e le debolezze di questi angeli e farli risaltare in queste figure. Speriamo di essere riusciti a rappresentare al meglio l’anima di coloro che hanno realizzato le formelle insieme alle frasi che trasmettono gli angeli, proprio perché lo scopo che intendiamo ottenere è impressionare e far immedesimare lo spettatore in quella che è una tragedia che viviamo quotidianamente. Siamo fiduciosi del fatto che attraverso la fotografia, il messaggio arrivi diretto», ha commentato Marco Volpe, autore degli scatti insieme a Donato Anselmi e a Domenico Mastandrea.
La mostra sarà visitabile fino al prossimo 18 dicembre dalle 18 alle 21.30.
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