Arte

Il Talos di Max Di Gioia e la promozione del territorio

Veronique Fracchiolla
Veronique Fracchiolla
scultura; particolare; piede; marmo
Particolare di una fase della realizzazione di Talos © Pagina Facebook Associazione culturale Talos
La statua in marmo donata alla città dall'artista e dall'associazione culturale Talos non sarà allocata, per disposizione della Soprintendenza, in piazza Matteotti. Ci sono tre ipotesi: piazza Dante, piazza Le Monache o via Francigena
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Nella Vita di Michelagnolo Buonarroti, biografia autorizzata scritta dal contemporaneo Ascanio Condivi, si narra che l’Artista volesse dare vita a una colosso, scolpendo direttamente nelle pareti “marmoree” delle Alpi Apuane. La gigantesca statua – mai realizzata – sarebbe stata un punto di riferimento, una guida per i viandanti per mare e per terra.

L’arte, quindi, compenetrata nella natura e concepita come strumento al servizio della collettività. Secoli dopo, questi sono alcuni degli intenti perseguiti – anche se in scala ridotta e in altre terre – dall’associazione culturale Talos che ha promosso e sostenuto l’omonimo progetto dedicato al gigantesco automa, all’ “ultimo uomo nato dal frassino” (Argonautiche, Apollonio Rodio), posto a guardia dell’isola di Creta e immortalato sul celeberrimo cratere attico della fine del V secolo, conservato attualmente in una teca di Palazzo Caputi, nelle more dei lavori di ristrutturazione del Museo Jatta (su cui da molte parti sono sollecitati aggiornamenti).

Il progetto in questione è la installazione, nel territorio di Ruvo di Puglia, di una statua raffigurante Talos (o Τάλως) , scolpita nel marmo di Carrara  da Massimiliano Max Di Gioia, col sostegno dell’associazione e di finanziatori. Il Talos di Di Gioia, lavorato con scalpello e mazzuolo, non è raffigurato secondo l’iconografia tradizionale, abbandonato tra le braccia dei Dioscuri come nel vaso attico di Ruvo di Puglia, o alato come su una antica moneta proveniente da Festo. È rappresentato nell’attimo in cui cerca di strapparsi dal calcagno, nel punto in corrispondenza dell’unica vena, la freccia scagliata dall’argonauta Peante. Per compiere questo ultimo gesto, che rivela la pallida eco della sua forza, il gigante si inerpica sulla radice di un ulivo. Un Talos ferito mortalmente quello dell’artista ruvese, quindi, che, come sottolineato dall’esperto d’arte Alberto D’Atanasio, si è quasi “sacrificato” – nel senso letterale della parola – per fare uscire alla luce il Gigante. Un sacrificio per un sogno, perché la scultura non è che il sogno fatto marmo di chi, sin da piccolo, è affascinato dalla figura della mitologia greca.

La storia fra Di Gioia e Talos inizia a gennaio 2019, dopo aver condiviso la propria utopia con Antonio Stasi, amante dell’arte nonché presidente dell’associazione. Recatisi a Massa Carrara,  acquistano, grazie al finanziamento di Giuseppe Nino Mazzone, un blocco di marmo durissimo di 13 tonnellate. Il 13 febbraio dello stesso anno Di Gioia costruisce un atelier in campagna e deve trascorrere un anno, in profonde riflessioni, prima che decida di affrontare il marmo. Questo accade a gennaio 2020. Ma sopraggiunge la pandemia Covid e tutto diventa più complesso. Di Gioia si trasferisce in solitudine in campagna, lontano dagli affetti. Nel suo studio, immerso nella natura, ci sono lui e il grande blocco che sbozza, svuota, applicando tecniche arcaiche che gli consentono di girare per le facce.

Dopo un anno la statua è  terminata: l’opera che Di Gioia aveva in mente è nata dal grande blocco marmoreo. La statua, alta 3,30 metri e larga 1,30, sarà posta su un piedistallo circondato da sedute, co-progettati con l’architetta Lidia T. Sivo. Come sottolineato dalla stessa Sivo, le misure della statua sono ridotte in misura di 1:10 rispetto a quelle della Torre del Pilota, alta 33 metri e con un diametro esterno di 13,20 metri, che si ergeva nell’attuale piazza Matteotti, in quanto parte del sistema difensivo del Castello. Sul piedistallo saranno riproposti alcuni stilemi della Torre: l’attacco a terra ricorderà il rivellino; il fusto circolare, del diametro di 1.30 m, sarà decorato da un fregio di ramoscello d’ulivo e da una formella con il calco della mano dell’autore. A chiudere un capitello in stile dorico, coevo alla creazione del vaso di Talos. Il piedistallo sarà realizzato da un’azienda di Andria in pietra di Apricena, materiale utilizzato per la riqualificazione urbana. Le sedute, inoltre, sono state concepite come evocazioni delle anse del vaso e saranno realizzate in blocchi di massello di Apricena, stereotomicamente assemblati con innesti che ne garantiranno la stabilità.

Scolpita a tutto tondo, la statua rivela particolari attinti alla storia archeologica di Ruvo di Puglia: in un angolo è stata scolpita la civetta di Atena Galeata, impressa sulle monete urbiche. Sivo vi vede anche il simbolo di un gruppo di persone che ha creduto nella bellezza dell’arte e che ama il territorio tanto da donare l’opera alla città. Tutti coloro che hanno contribuito, economicamente e non solo, alla realizzazione del progetto saranno annoverati in un libro che narrerà l’impresa di Massimiliano Di Gioia e dell’associazione Talos che vuole promuovere la bellezza e l’amore per l’arte a Ruvo di Puglia.  Il libro sarà pubblicato in concomitanza con l’installazione della statua che non avverrà in piazza Matteotti, come proposto dall’associazione Talos che sta lavorando in co-progettazione con l’Amministrazione comunale – a sua volta grata per il dono – e una commissione di esperti.

La Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio della Città metropolitana di Bari ha negato l’allocazione in quel sito suggerendo giardini pubblici o slarghi. Tra le ipotesi, quindi, da valutare, sottolinea l’assessora alla Cultura Monica Filograno, piazza Dante o piazzetta Le Monache o anche un punto della via Francigena che attraversa Ruvo di Puglia. Quest’ultima alternativa – da esaminare attentamente insieme alle  altre – è suggerita da Aldo Patruno, direttore regionale del Dipartimento Turismo e valorizzazione del territorio.

Se l’intento dell’associazione Talos è quello di donare alla città un’opera d’arte contemporanea che dialoghi con il contesto urbano e coi cittadini, perché non mettere a sistema la statua di Talos con gli altri attrattori culturali pugliesi ed europei, inserendolo in un percorso di respiro internazionale come il Cammino sulla via Francigena?

Già la Regione Lazio, nel 2018, lanciò una call per invitare artisti a punteggiare il tratto francigeno laziale con opere del contemporaneo – per sostenere l’arte sui cammini –  e la Regione Puglia sta valutando se indire un concorso artistico teso alla valorizzazione del territorio.  L’opera di Massimiliano Di Gioia, secondo Patruno, è sì un omaggio alle radici di Ruvo di Puglia, ai suoi reperti preziosi, ma è anche lettura del periodo complesso che si sta vivendo e pur collocandosi nel presente guarda anche al futuro.  Citando “Past for future”, l’app  che fa conoscere il Museo archeologico di Taranto tramite un viaggio investigativo in cui il presente è “ingabbiato” tra scelte del passato – e quindi tra quello “che poteva essere” con diverse scelte  – e il futuro, quello che potrà essere, ritiene valida la scelta di collocare la statua di Talos sul percorso della via Francigena perché si renderebbe maggiormente attrattivo un percorso frequentato da turisti più attenti all’ambiente, più curiosi, più esigenti, amanti della cultura, disponibili a trattenersi di più nel territorio. Una scelta del presente che avrà benefici, anche economici, nel futuro se si considera che già nel ponte del 2 giugno, il flusso turistico in Puglia è aumentato del 20% rispetto al 2019. E cultura e turismo, se sono di qualità, migliorano la vita delle persone residenti e dei cittadini temporanei di  un territorio.

 

martedì 21 Giugno 2022

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