La mostra permanente

Come eravamo, Michele D’Ingeo: «La mia raccolta sugli antichi mestieri è la nostra storia»

Veronique Fracchiolla
Veronique Fracchiolla
attrezzi; tavola; ceste; pressa; sedie
L'angolo dello stagnino; del calzolaio e il sottano © RuvoLive.it
Michele D'Ingeo ha messo su, in vico II Le Croci 2-4, una raccolta museale etnografica privata dedicata a mestieri per la maggior parte scomparsi o evolutisi nel tempo. Sono circa 900 pezzi, alcuni risalenti a fine Settecento
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Un piccolo grande mondo antico ruvese è quello custodito in un restaurato locale in pietra viva, in vico Le Croci 2-4, presso Largo Le Croci.

Oltrepassando la soglia, il colpo d’occhio è su un’ordinata esposizione di strumenti e attrezzi di mestieri, alcuni scomparsi altri evolutisi nel tempo, restituiti alla conoscenza di tutti, soprattutto delle nuove generazioni, grazie a Michele D’Ingeo. che ha preso in consegna da suo padre il lavoro già avviato molti anni prima da suo padre che gli ha trasmesso la passione per la storia, la cultura e le antiche tradizioni ruvesi.

Un atto d’amore, quindi, e un omaggio all’operosità dei ruvesi è la raccolta museale etnografica realizzata dal nostro, autore di articoli dedicati al “bel tempo che fu” di Ruvo di Puglia nel periodico “il rubastino” nonché membro del Direttivo della Pro Loco, che supporta il progetto.

«A vent’anni dalla scomparsa di mio padre Vincenzo – ci racconta – si è concretizzato il suo sogno, e cioè quello di dar vita a una raccolta etnografica sugli antichi mestieri e la vita dei ruvesi vissuti qualche secolo fa».

E il desiderio di suo padre e di alcuni suoi amici, tra cui Nicola Stragapede, che iniziarono a raccogliere gli oggetti era proprio quello di allestire un museo per cui andavano anche alla ricerca di una sede. Ne fecero richiesta all’Amministrazione dell’epoca, ma non fu possibile esaudirla. Raccogliendo il testimone di suo padre e dei suoi amici nonché animato da curiosità, passione e pazienza, Michele D’Ingeo percorre le campagne ruvesi e coratine alla ricerca di antichi oggetti; talvolta li acquista a un prezzo superiore al valore effettivo ma congruo al valore autentico che è quello di evitare la dispersione dei segni dell’antica civiltà contadina. Altri oggetti provengono da donazioni da parte di amici e parenti.

D’Ingeo ha raccolto, catalogato ogni oggetto:  in totale sono esposti 900 pezzi tra utensili, mobili e attrezzi. Inoltre, lui stesso li ha restaurati «con l’aiuto di mia moglie, dei miei figli e del mio amico Cataldo Piccolomo. Li ringrazio tutti di cuore». Per i pezzi più complessi, si è avvalso dell’aiuto di vecchi artigiani, tra cui  il Maestro Vincenzo Anelli, coi quali ha approfondito lo studio degli stessi. «Nella collezione ci sono pezzi molto antichi: due aratri di fine Settecento; molti dell’Ottocento; una vecchia seminatrice – una delle quattro ancora esistenti in tutta Italia -; un atomizzatore (l’unico di Ruvo)».

La raccolta museale, visitabile su richiesta, si articola in un percorso di 11 “tappe” che conduce, idealmente, nelle case e masserie di un tempo, nella stanza dove si conservavano anfore per raccogliere l’acqua dai pozzi e pale per raccogliere la neve e custodirla nelle neviere; in un frantoio e in una cantina. Ferri di cavallo pendono alle pareti nella bottega del maniscalco e sul banco del maestro d’ascia tutti gli attrezzi che consentiranno di riparare le ruote de la trainielle de Riuve, il cui progetto è affisso alla parete.

Di fronte agli strumenti dei mastri muratore, paretaro e scalpellino, lampade a olio, canestri per prodotti caseari, campanacci e i bastoni nodosi dei pastori murgiani, contemporanei di quei pastori che, una notte, come narra la leggenda, incontrarono il Diavolo in uno Jazzo dove si erano rifugiati. Una preghiera cacciò via l’indesiderato ospite. In un cantuccio, il banchetto dello stagnino che riparava pentole e tegami, accanto il calzolaio che riparava scarpe tramandate anche per generazioni. Un ampio spazio è dedicato al mestiere del contadino, il più diffuso in città. E ti immagini di vedere, a ogni desco, dinanzi a ogni oggetto coloro che li hanno adoperati e, talvolta ingegnosamente creati. In fondo è stato ricreato il sottano, alcova, cucina, stanza di lavoro per l’operosa massaia.

Alle pareti, foto che ritraggono quel tempo provenienti dall’archivio della Pro Loco di Ruvo di Puglia. «Con questa raccolta privata metto a disposizione della comunità ruvese e non solo un patrimonio storico che è indispensabile conoscere perché è parte della nostra identità, è la nostra storia». Un progetto formativo, didattico aperto alla collettività, quindi, esempio della proficua interazione tra privato e pubblico.

lunedì 23 Maggio 2022

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Paolo Cesareo
Paolo Cesareo
1 mese fa

Bravo Michele. Complimenti per la tua raccolta e per il tuo impegno