Cultura

La storia e l’arte in piazza: grande successo per il saggio “Praeter legem” sull’ex Palazzo Jatta

Veronique Fracchiolla
Veronique Fracchiolla
Il saggio, scritto dall'architetto Lidia T. Sivo e promosso dal Centro Studi "Cultura et Memoria" aps di Ruvo di Puglia, è stato presentato sabato scorso, in piazza Garibaldi
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«Dove eravamo rimasti? Eravamo rimasti appesi a una corda, lassù in alto…Ma con un palo d’acciaio abbiamo recuperato l’equilibrio».

È l’incipit della commossa lettera di Vincenza Tedone, presidente del Centro Studi “Cultura et Memoria” aps di Ruvo di Puglia, letta in apertura della presentazione del saggio storico e di arte “Praeter legem – Ex Palazzo Jatta a Ruvo di Puglia. Da Casa comunale a sede bancaria”, scritto dall’architetto Lidia T. Sivo, edito dallo stesso Centro, col supporto del dottor Santi Zizzo e il patrocinio dei Comuni di Ruvo di Puglia e di Rutigliano.

Sabato scorso, al cospetto della Torre dell’Orologio, in piazza Garibaldi, al suono melodioso di un’arpa suonata dal vivo da Jakub Rizman, mentre scorrevano le immagini delle peripezie tra mura medievali del funambolo Filippo Franco, già ospite della seconda edizione di “Rerum” nel 2019, un pubblico nutrito ha ascoltato parole cariche di speranza per sé stessi e per la comunità che torna a riunirsi. Si è stati sospesi, ma non si è caduti nel baratro grazie al coraggio e all’azione che include, accoglie e crea ponti con l’altro.

Il parterre ne è un esempio: presente la maggior parte  di coloro a cui la presidente Tedone ha espresso sentimenti di riconoscenza.

La Presidente ha ringraziato il reverendo don Vincenzo Speranza</strong>; il maresciallo maggiore dei Carabinieri, Felice Cimadomo, rappresentato dal maresciallo Cagnetta</strong>; il dottor Cleto Bucci, console onorario del Touring Club, già ispettore onorario ai beni artistici, storici e archeologici per il territorio ruvese, cultore di storia locale, una delle anime della Pro Loco di Ruvo di Puglia con l’architetto Mario Di Puppo</strong>;  il professor Francesco Catalano e la professoressa Mariagrazia Lorusso, rispettivamente preside e vicepreside della scuola media Cotugno – Carducci XXIII; la dottoressa Pina Catino, presidente del Club per l'Unesco di Bisceglie e già Revisore dei Conti Federazione Italiana Club e Centri presso l’Unesco. Con lei si è creato un sodalizio sin da “Ruvo, Carafa e la Leggenda”, celeberrima rievocazione storica legata all’Ottavario, una delle feste più sentite dai ruvesi. Tedone ha ringraziato anche il Lions Club Ruvo di Puglia Talos, primo e storico club dell'omonima associazione di Ruvo di Puglia, rappresentato dal signor Peppino Gasparre e dalla professoressa Cecilia Gattullo Visicchio</strong>; l’architetto Dario Alaimo e tutta la giovane squadra del Duc; l’assessora alle Politiche Produttive Luciana di Bisceglie e l’assessora alla Cultura Monica Filograno. Tra il pubblico  anche la colta e raffinata scrittrice Mariella Medea Sivo, autrice di una delle prefazioni del saggio nella quale, a proposito della figura di Sivo, è evocato il pensiero del filosofo Paul Ricœur «sul debito che ogni presente ha nei confronti della vita già vissuta: lo ha chiamato restituzione».  Presente il pittore e lo scultore Max Di Gioia che ha realizzato la copertina del libro: con tratti sobri ed efficaci, ha raffigurato l’ex Palazzo Jatta in via Rosario, in china e cartoncino (24x33cm). Dieci esemplari della sua opera, intitolata “Praeter legem”, sono stati donati a ospiti e Istituzioni. Ringraziamenti speciali anche a Giuseppe Mazzone dell'Oleificio Mazzone – Artigiani del Gusto che ha dato il suo supporto offrendo i doni della nostra terra, olio extravergine e vino.

Dopo che Vincenza Tedone ha spiegato che il saggio dedicato all’ex Palazzo Jatta in via Rosario è un’altra tappa del percorso di custodia della storia, soprattutto quella poco conosciuta di Ruvo di Puglia, nonché della diffusione della conoscenza, è stato il momento dell’autrice, di Lidia T. Sivo che ha accompagnato il pubblico, anche grazie a diapositive, alla scoperta di un palazzo frequentato quotidianamente dai ruvesi eppure poco conosciuto per quanto riguarda le sue vicende. Una storia ricostruita nel corso di due anni di ricerca, «andando per archivi» pubblici e privati. Una narrazione che si fonda sul rigore scientifico e sulla curiosità, nonché sulla volontà di rendere fruibile a un pubblico più vasto possibile il frutto del suo lavoro, grazie a uno stile chiaro. Il libro può essere un punto di riferimento per addetti del settore, giuristi, storici e per chi volesse approfondire alcuni aspetti della città in cui vive.

«Riscrittura, innesto, metamorfosi, riadattamento sono termini che appartengono alla storia di questo edificio – ha spiegato Sivo -, la cui destinazione d’uso, pubblica e privata, è mutata nel corso del tempo, rispondendo sempre egregiamente alle necessità dei diversi proprietari e alle loro storie, tutte da raccontare. Un lungo percorso che lo ha visto prima antica sede della municipalità, poi abitazione signorile, caserma di gendarmeria, ipotetico museo e infine banca, tralasciando le innumerevoli parziali destinazioni degli ambienti secondari. Il palazzo stesso, adattando le sue fabbriche ai diversi bisogni, in quanto luogo di recupero e trasformazione, è divenuto luogo di connessione fra tempi storici differenti, concatenando ed esprimendo la volontà, il pensiero e i desideri degli uomini che lo hanno traghettato fino ai nostri giorni. Sono emerse storie avvincenti di uomini che praeter legem, al di là di qualunque regola scritta stabilita, hanno inevitabilmente condizionato gli aspetti architettonici e funzionali dello storico edificio». Per Sivo, studiare, fare ricerca e far conoscere la storia locale è «un dovere da onorare per chi è vissuto, per i contemporanei e per le future generazioni. Conoscere la storia significa recuperare le nostre radici».

Il libro, che farà parte del patrimonio della Biblioteca di Ruvo di Puglia, è corredato da un ricco apparato iconografico, che comprende piante topografiche, cartoline della Ruvo di un tempo e fotografie il cui uso è stato concesso dalla famiglia Jatta, in particolare, e da collezionisti.

Il sindaco Pasquale Chieco, autore di una delle prefazioni, ha ringraziato Sivo per aver consegnato alla città un prezioso volume dedicato a un palazzo del potere, a un palazzo che racconta delle tante difficoltà burocratiche che, già da allora, caratterizzavano la costruzione delle opere pubbliche. Il volume, per il Primo Cittadino, è un atto d’amore per la nostra città e un invito a rispettare la nostra storia e le nostre radici, per «essere cittadini migliori».

Un intenso ritratto di Nicola Carelli, l’architetto di Rutigliano appena trentenne a cui, nel 1826, il Consiglio Decurionale e il sindaco Rocco Cantatore commissionano i lavori di ristrutturazione dell’edificio e di cui Sivo sottolinea la rettitudine, la professionalità ma anche l’emblema di tanti giovani talenti ostacolati da invidie e da ottusa burocrazia, è fatto dall’architetto Francesco Di Carlo, direttore dell’archivio e della Biblioteca del Museo Capitolare di Rutigliano, già ispettore  onorario della Soprintendenza ai monumenti di Puglia e da 25 anni operante sulle architetture. Di Nicola Carelli sono illustrate le opere realizzate non solo a Ruvo – lavoro di basolatura in via Schiavi – ma anche in Terra di Bari e in Oriente. L’architetto barese Giuseppe Gimma lo nominò suo collaboratore per il progetto del Borgo Murattiano di Bari. Nel 1822 gli fu affidato il progetto di rifacimento stradale del centro abitato di Rutigliano, prima importante opera da lui eseguita. «Nel 1828 – ha spiegato Di Carlo – il progetto per la rete fognaria del paese di Modugno, che non fu realizzato per motivi di carattere economico, fu uno degli ultimi lavori da lui diretti in provincia di Bari. Infatti nel 1831, stanco della confusione politica e della corruzione partirà per la Turchia per raggiungere suo fratello Alessandro che già da diverso tempo esercitava la professione di medico a Costantinopoli. Qui gli vennero affidate le progettazioni di diverse rilevanti opere, tra cui il nuovo palazzo del Gran Sultano, la chiesa dei Padri Antoniani e la strada di collegamento tra Costantinopoli e l’attuale Edirne. Tornato in patria nel 1843 per la morte del padre, Carelli lavorò, oltre che in Rutigliano, anche in Bari, Bitetto, Canneto, Capurso, Corato, Gioia, Giovinazzo, Gravina, Grumo, Modugno, Mola, Monopoli, Montescaglioso, Noicattaro,Trani realizzando opere civili e religiose».

Un legame archeologico tra Ruvo di Puglia e il Comune di Rutigliano è realizzato dall’assessora alla Cultura Viriana Redavid: Ruvo di Puglia e Rutigliano furono i centri dell’entroterra pugliese in cui, tra il VI e V secolo a.C., fu importato vasellame attico a figure rosse e nere. Segno che erano città economicamente e culturalmente vivaci.

Simbolo dei talenti che fuggono dal proprio territorio perché non valorizzati è, per il dottor Santi Zizzo, il giovane Nicola Carelli. «Spero – ha detto – che si riconoscano e si valorizzino sempre più i nostri giovani talenti affinché non abbiano a cercar fortuna in terre straniere impoverendo drammaticamente il nostro territorio».

«Quando son venuti da me l’architetto Lidia T. Sivo e i rappresentanti della benemerita associazione “Cultura et Memoria” Vincenza Tedone e Francesco Adessi a illustrarmi il progetto editoriale e culturale sul Palazzo di via Rosario – ha proseguito Zizzo -, l’ho sostenuto con entusiasmo poiché penso che i ruvesi e gli amministratori attuali e futuri debbano conoscere la storia di come un bene comune  anziché diventare la casa comunale sia stato alienato con vendita a privati: che il giorno prima sia maestro del giorno dopo. Ruvo necessita di una rivalutazione del suo patrimonio storico e di una ripresa economica che offra opportunità di lavoro e di sviluppo, che devono sicuramenteaccompagnarsi alla valorizzazione dei nostri giovani».

Ma il sindaco Chieco ha rassicurato che in questi ultimi anni uno degli obiettivi, peraltro raggiunto, dall’Amministrazione è stato quello di valorizzare e tutelare il patrimonio storico e artistico della città, tanto che Ruvo di Puglia è, per la seconda volta, “Città d’Arte” e dare spazio ai talenti locali, tra cui quello di Lidia T. Sivo.

La serata si è conclusa con una foto ricordo ai piedi della Torre dell’Orologio e con la promessa di presentare il libro nella città del giovane Nicola Carelli che ha lasciato un pezzo di cuore e di ingegno a Ruvo di Puglia.

 

lunedì 12 Luglio 2021

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Giorgio Tanelli
Giorgio Tanelli
11 mesi fa

Vergognoso descrivere quel palazzo “l'ex palazzo Jatta”. Per i ruvevesi quello sarà sempre ” PALAZZO JATTA”.