Cronaca

Teresa Gargano: «Il Cammino di Santiago de Compostela è stata una sfida dura ma preziosa»

Veronique Fracchiolla
Veronique Fracchiolla
Teresa Gargano
Teresa Gargano sul Cammino di Santiago de Compostela
Da Ruvo di Puglia e amante della natura, con due amici ha raggiunto a piedi una delle mete "sacre" per i pellegrini, sin dal Medioevo. I prossimi Cammini sono quello di don Tonino e il Materano
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«Il Cammino è spirito di adattamento, condivisione con tutti perché trovi gente da tutto il mondo».

Chi parla è Teresa Gargano, di 40 anni e di Ruvo di Puglia, “pellegrina” sulla via verso Santiago de Compostela per quasi tutta la metà di agosto.

La parola “trovare” non è casuale perché la curiosità e la ricerca di qualcosa che appaghi il nostro spirito sono l’anima di un cammino, di un viaggio e “trovare” persone, stringere legami, scoprire nuove culture è lo stesso che “trovare tesori”. Possono esaltare o anche deludere, ma arricchiscono in ogni caso.

Teresa è partita per il Cammino verso il luogo dove, secondo la leggenda, riposa San Giacomo Apostolo e dove gli antichi credevano terminasse il mondo, con gli amici ruvesi Vito Di Vittorio e Pasquale Chiapperini.

I tre hanno percorso il Camino Portugués, il più popolare dopo il Camino Francés, intrapreso storicamente soprattutto da chi proveniva dall’Italia, percorrendo la via Francigena.

Sono partiti dalla Cattedrale di Porto e hanno percorso, nei giorni a loro disposizione, 250 chilometri attraversando il confine con la Galizia, a Tui.

Santiago de Compostela, con Roma e Gerusalemme, era la meta dei pellegrini che, per adempiere a un voto o per ritrovare sé stessi, per penitenza anche, intendevano raggiungere intraprendendo viaggi a piedi, anche pericolosi, lungo la via Francigena. Perché tu hai voluto percorrere il Cammino verso Santiago?

«Tutto è nato tutto da quando ho iniziato a frequentare gruppi di escursionisti, la maggior parte dei quali aveva fatto più di un Cammino verso Santiago. Confesso che avevo voglia di andare a Dubai, ma la maggior parte degli amici mi ha sconsigliato perché conosce il mio amore per il contatto con la natura, reso pi vivo dal camminare nei boschi, in montagna».

Come è stato il Cammino verso Santiago?

«In base ai discorsi fatti con gli altri escursionisti avevo già capito a cosa andavo incontro… ma non del tutto perché, a causa del Covid-19, la situazione è peggiorata. Nelle prime tappe, ho trovato ostelli chiusi e per raggiungere il primo disponibile, ho dovuto fare due tappe in una».

Che tipo di difficoltà avete affrontato?

«Le lingue, soprattutto in Portogallo, perché parlano solo portoghese,spagnolo e francese.

In Spagna, va un po’ meglio: mi sono meravigliata che non parlino l’inglese.

Poi, abbiamo camminato per tre giorni sotto la pioggia, con gli indumenti tutti bagnati che difficilmente si asciugavano, anche se stesi opportunamente per tutta la notte, perché qui il clima è fresco».

Cosa ti ha colpito dei paesaggi portoghesi?

«La pulizia delle strade e le donne che lavorano nei campi, guidando trattori, arando i propri pezzi di terreno. Coltivano di tutto: pomodori, zucche, kiwi, uva, mele, pere. Ci sono immense distese di mais».

Notevole, per Teresa, anche l’incontro coi sapori: «Ottimo il baccalà che cucinano con contorno di patate, pomodori, cipolla e olive ,frutti di mare enormi cotti a vapore».

Descrivimi le emozioni vissute una volta raggiunta la “sacra meta”.

«Giunti al Santuario di Compostela sono scese le lacrime: non so se di gioia o di stanchezza perché per quanto abituata a camminare, è stata veramente dura, una sfida con me stessa».

Un incontro che ti ha lasciato il segno?

«Mi ha colpito molto la storia di un ragazzo di Bolzano che stava facendo il Cammino in onore del padre che era scomparso dopo una malattia. Lui aveva promesso che, se fosse guarito, avrebbe raggiunto Santiago de Compostela: ma, nonostante il destino avverso, ha deciso di intraprendere ugualmente il viaggio da pellegrino. Ci ha confidato che ha superato tutte le difficoltà incontrate grazie all’aiuto del padre, suo angelo custode di cui sentiva la vicinanza. Giunto a Finisterre, avrebbe gettato in mare la conchiglia che aveva portato con sé per tutto il cammino».

La conchiglia, o concha, con le sue volute e scanalature è uno degli oggetti “sacri” dei pellegrini che percorrono i Cammini: è simbolo di rinascita e di conoscenza che arricchisce perché spesso, nelle conchiglie, si formano piccoli tesori come le perle.

Intraprenderai un altro Cammino?

«Ne farò sicuramente altri: questo è stato solo l’inizio perché ho in mente di fare quello di don Tonino Bello e il Materano».

 

sabato 5 Settembre 2020

(modifica il 25 Luglio 2022, 20:52)

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