Attualità

Mazzone contro Feltri: «Incita all’odio, ha superato il limite»

La Redazione
Il plurimedagliato di Rio replica al direttore di "Libero", che in suo libro si scaglia contro i "ciclisti cafoni", anche quelli diversamente abili: «Meriterebbero di essere mutilati del tutto»
scrivi un commento 284

Il plurimedagliato dei giochi paralimpici di Rio 2016 Luca Mazzone si scaglia contro il popolare giornalista Vittorio Feltri, direttore del quotidiano "Libero", autore di alcune frasi poco felici sui «cafoni ciclisti», anche quelli diversamente abili, nel suo ultimo libro “Il vero cafone. Ciò che non dovremmo fare e facciamo tutti”, scritto a quattro mani con Massimiliano Parente. 

Feltri ha dedicato un intero capitolo del suo volume ai ciclisti, che a suo dire «indossano ridicoli caschetti aerodinamici del cavolo, neppure dovessero abbattere il muro del suono, e invece il muro sono loro, non ti fanno passare neanche a cannonate. Non si salvano neanche gli handicappati, perché quelli senza gambe pedalano con le braccia, e ti vengono pensieri cattivi, braccia sottratte all'immobilismo beckettiano, meriterrebbero di essere mutilati del tutto. Insomma passi il femminicidio, ma depenalizziamo, o almeno troviamo un'attenuante, al ciclisticidio».

Al netto del tenore sarcastico e irriverente dell'uscita, in stile tipico feltriano, è chiaro che si tratta di dichiarazioni gravi, per quanto scherzose, di fronte alle quali Mazzone si è sentito personalmente chiamato in causa, tanto da replicare con un amareggiato post sulla propria pagina fan:

«Vorrei dedicarle tante frasi – è il messaggio del campione paralimpico – verso la sua persona e i suoi avi ma poi passerei per cafone e farei il suo gioco. Caro direttore, le dico soltanto che questa volta ha superato la libertà d’espressione, quello che lei scrive è incitamento all’omicidio stradale. In Italia siamo in un Paese libero e pertanto le strade non sono proprietà esclusiva degli automobilisti, ma di tutti, nel rispetto reciproco delle leggi, appunto delle leggi. Con questo voglio dire che anche tra i ciclisti c’è chi non rispetta le leggi e il civile vivere comune, ma questo non dà licenza di uccidere. Stessa cosa per chi commette un omicidio stradale, nessuno ha licenza di sparare al colpevole. Chiudo con il dirle che pratico sport con le mie braccia da ormai 26 anni e 9 mesi e mi spiace per lei, continuerò ad andare per strada per ancora tanti anni, grazie al benessere fisico che ricevo dal ciclismo». 

Chissà se qualcuno riferirà di questa puntuale, elegante risposta a Feltri, che di certo non ama la bicicletta e i suoi seguaci, abili e diversamente abili, ma quanto a cadute – di stile, soprattutto – è certamente un maestro. 

sabato 25 Marzo 2017

Argomenti

Notifiche
Notifica di
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
Vedi tutti i commenti