L'intervista

Livio Minafra: «La musica? Storia, geografia e fantasia»

Elena Albanese
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Livio Minafra at Tchaikovsky Kiev Conservatory
Il giovane compositore, reduce dal successo della trasferta ucraina, si prepara a inaugurare sabato sera la nuova edizione del Wanda Landowska festival. «Cerco le emozioni dai miei concittadini»
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Suo padre Pino, secondo solo all'omonima poesia del 1948 di Rocco Scotellaro, è stato ormai dieci anni fa il teorizzatore della "Terronia", facendone il titolo di un cd. E' lo stesso che, ormai «positivamente ossessionato dalla banda», è stato chiamato con lui a suonare le marce funebri della settimana santa ruvese, composte dai fratelli Amenduni, nella basilica parigina di Saint-Denis, dove riposano le spoglie mortali di buona parte dei sovrani francesi, compresi Luigi XVI e Maria Antonietta.

E' un fiume in piena Livio Minafra, mentre mi mostra alcuni lavori della sua lunga carriera, seppur abbia solo 35 anni e a malapena li dimostri. Ha l'immancabile maglietta a manica corta di un festival jazz, anche se la primavera è appena alle porte e, col pretesto di parlare della sua recente esperienza in Ucraina e dell'imminente nuova edizione del Wanda Landowska festival, spazia dall'enologia, all'arte, all'attualità.

«Sto seguendo un corso da sommelier – dice -. Se mi chiedono cos'è il vino rispondo: storia e geografia. Proprio come la musica, a cui va aggiunta la fantasia. Perchè un popolo senza storia è come un albero di Natale reciso. Sembra bello per qualche giorno, per qualche settimana, ma è già morto». E la nostra storia di "terroni", lungi dall'essere vicina a quella americana e occidentale di cui tanto ci occupiamo e appassioniamo, viene da tutt'altra parte. Dal Medio Oriente, dal nord Africa, dal Mediterraneo. Luoghi che spesso guardiamo con indifferenza, sufficienza o addirittura fastidio, quando dovremmo invece semplicemente "rassegnarci" alla «constatazione di avere un dna meticcio», di cui tutte queste influenze fanno parte. 

Sono le stesse contaminazioni che confluiscono nell'arte di Livio, rendendola così originale e poco etichettabile. A Kiev, in un tempio della musica classica come il Tchaikovsky Conservatory, ha portato la sua improvvisazione con il piano solo acustico de "La fiamma e il cristallo", disco del 2008 che gli valse il premio della rivista "Musica jazz" come Miglior nuovo talento. «Musicalmente sono molto soddisfatto di com'è andata», dice, ma non può prescindere da ciò che gli hanno raccontato sull'attuale situazione politica e sociale del Paese. «E' una terra plurale in tutto, dal cibo alla religione, molto dignitosa, ma che non riesce ad essere se stessa. Però i suoi abitanti non mollano mai».

Dopo questa trasferta, il ritorno a casa sarà segnato ufficialmente sabato sera alle 20.30 nel teatro comunale di Ruvo di Puglia, dove Minafra inaugurerà la sezione dedicata al pianoforte del Wanda Landowska festival. Lo farà proponendo un altro piano solo, tratto dal suo ultimo doppio album Sole Luna, in uno spettacolo arricchito dai giochi di luce del light designer Michelangelo Volpe. E' una storia circolare, «che parte dalla notte fino al giorno e poi di nuovo notte», e che rivela soprattutto nella parte crepuscolare anche il suo feeling particolare con chi non c'è più. «E' come se alcune persone che vengono a mancare mi lasciassero la loro voce per esprimere cose che non sono riusciti a dire». E' il caso di Davide Santorsola, la cui vedova forse sarà presente al concerto, di Nino Rota che "rivive" nei numerosi omaggi a Federico Fellini, «dei migranti che non ce l'hanno fatta» in "Aylan e la luna" e di molti altri ancora.

Quello a Ruvo è un ritorno in grande stile? «E in grande cuore» mi risponde, paragonando il rapporto con la sua città al «dialogo in famiglia. E' sempre il più difficile. Ma io voglio essere profeta in patria, voglio cercare il mio paese senza aspettare che mi cerchi lui». E così dicendo anela a ricevere «le emozioni dai miei concittadini».

Dopo una settimana a marzo, il Wanda Landowska proseguirà ad aprile con la sezione dedicata al clavicembalo e il relativo concorso, che vedrà arrivare virtuosi da Spagna, Russia e molte altre nazioni, trattandosi dell'unica competizione al mondo dedicata a questo strumento. «Il pianoforte è figlio del clavicembalo – spiega Livio -, ma col suo avvento ha spodestato e fatto cadere in declino il suo antenato, che invece prima era fondamentale come ora la chitarra in una band. La Landowska, nei primi decenni del '900, l'ha rivalutato recuperandone l'utilizzo sia per riproporre il repertorio antico, sia per scrivere nuova musica». Ed è proprio la possibilità che si dà ai partecipanti al contest: scegliere di portare brani con alle spalle secoli di storia oppure pezzi assolutamente originali.

Nel nome di una grande musicista che «ha unito tradizione e innovazione», così come piace ai Minafra.

martedì 21 Marzo 2017

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