Attualità

Magda Ursi, una vita ad alta quota

Elena Albanese
Partita a 19 anni per l'Inghilterra col sogno di ballare, ora vive a Dubai e gira il mondo come assistente di volo. «Scoprire nuove destinazioni ti porta a diventare "schiava" di questo lavoro»
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Non me ne vogliano la deontologia professionale e le sue regole di obiettività, ma conosco Magda Ursi da quando, bambina, giocava con mia sorella negli spazi che dividevano le nostre case dirimpettaie. Ora è una giovane donna di 27 anni, che parla inglese come se fosse la sua madrelingua e ogni ogni tanto su qualche termine chiede «come si dice in italiano?», ma poi sa intercalarlo perfettamente col dialetto ruvese.

E io racconto la sua storia con l’ammirazione che si tributa a chi ha il coraggio di mollare tutto per rincorrere un sogno.

«Avevo 19 anni quando sono partita per l’Inghilterra. Feci un’audizione di danza in un college dell’Essex e fui presa. Decisi che la miglior cosa da fare, pensando al mio futuro, era quella di seguire la mia passione. La danza era l’unica cosa che mi dava motivazione e mi rendeva felice», racconta a RuvoLive.it. Lì ha trascorso tre anni, «e dopo la graduation mi sono spostata a Londra città per altri tre». Ma intraprendere la carriera artistica non è semplice, neanche in una capitale così grande e apparentemente piena di opportunità. «Lavoravo come commessa, ma non riuscivo a farlo a tempo pieno, poiché nel frattempo cercavo di proseguire con la danza, con lezioni e audizioni», prosegue Magda nel suo racconto. «Amo Londra, penso sia una delle città più belle in Europa e la considero come una seconda casa, ma mi aveva portato a non essere soddisfatta con me stessa. È super costosa e tra affitto, mezzi di trasporto e spese varie mi rendevo sempre più conto che dovevo cambiare le cose.

Il mio sogno non mi ha portato a dei grandi risultati – dice oggi col senno di poi e forse giudicandosi con un po’ troppa severità -, ma ringrazio sempre i miei genitori per avermi sostenuta fino all’ultimo momento e per avermi dato questa grande possibilità».

Ed è allora che Magda intraprende un nuovo viaggio, che la porta alla seconda grande svolta. «Decisi di partire per Dubai e pensai che cambiare del tutto stile di vita sarebbe stato la miglior cosa da fare al momento». Adesso fa l’assistente di volo per una compagnia aerea e, grazie al suo mestiere, ha già visto quasi tutto il mondo. «Sono due anni e mezzo che sono qui e penso di restarne altri tre, ma senza nessun programma. Sinceramente mi trovo così bene… Il clima è sempre caldo e viaggiare, scoprendo ogni volta nuove destinazioni, ti porta a diventare “schiava” di questo lavoro, che mi piace tantissimo anche se a volte è molto stressante a causa del jet lag».

Le chiedo quanti Paesi ha visitato. «Non lo so. 50 e forse di più…». Riguardo alle mete preferite «non ne ho ho una in particolare – risponde -, ma di sicuro amo di più Chicago e New York: sono posti dove un giorno mi piacerebbe vivere. Poi Osaka e Capetown, ma anche Singapore… Per non parlare dell’Europa, che è tutta bellissima: Lione, Londra, Amburgo…». Insomma, «non ne so scegliere uno, sorry!», dice quasi a scusarsi della comprensibile indecisione. «Ovviamente il mio obiettivo è visitare tutti i continenti e le sette meraviglie del mondo!», ci tiene a precisare.

In tutto ciò, non dimentica le sue origini e la sua casa, dove «riesco ad andare almeno tre volte all’anno; ogni rientro per me è come Natale, sempre in compagnia della mia famiglia che mi aspetta a braccia aperte e mi fa vivere quei pochi giorni come una festa. Ruvo sarà sempre casa per me, anche se al momento mi sento molto cambiata – ammette -. Non so più adattarmi ai ritmi di vita di un paesino; dopo tanti anni vissuti all’estero la mentalità e le mie abitudini sono cambiate completamente».

E ora qual è il suo sogno ancora nel cassetto? «Non ho un sogno in particolare e non so cosa mi aspetta. Non so se avrei paura a stabilirmi un domani, magari la routine quotidiana potrebbe annoiarmi un po’. Vivo giorno per giorno, mi trovo benissimo qui, anche se so che non potrà essere un lavoro a vita».

Ma in Italia «no, non penso di ritornarci adesso né nei prossimi anni, forse in futuro sì, chi lo sa…».

venerdì 3 Marzo 2017

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