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«Rischio chiusura definitivamente scongiurato» per il Mat di Terlizzi

Gianpaolo Altamura
Gianpaolo Altamura
Dato in gestione alle associazioni Collettivo Zebù, Officina di strada e Laboratori Tanè fino all'assegnazione definitiva
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Il Mat laboratorio urbano di Terlizzi è salvo: il rischio chiusura è definitivamente scongiurato. La notizia è da poco ufficiale, dal momento che ieri mattina è stata pubblicata sull'Albo pretorio la determina dirigenziale che sancisce di fatto l’avvìo delle procedure per il bando di affidamento dello spazio e contestualmente lo dà – temporaneamente – in gestione alle associazioni Collettivo Zebù, Officina di strada e Laboratori Tanè, fino all’assegnazione definitiva, previa gara.

Abbiamo ascoltato Nico Vallarelli del Collettivo Zebù per fare un po' di chiarezza sulle prospettive del laboratorio urbano, una risorsa che in questi anni si sta rivelando essenziale per tanti giovani del territorio.

«La decisione del Comune esclude ufficialmente il rischio di chiusura», spiega Vallarelli. «La determina affida alle tre associazioni la responsabilità di garantire la continuità dei servizi e dei processi di comunità già attivati: una sala studio gratuita, percorsi di formazione (teatrale, cinematografica, artigianato, musicale…), una sala prove e studio di registrazione per band del territorio, un laboratorio di falegnameria, un laboratorio di serigrafia nato dalla partecipazione e dalla vincita del bando regionale "Mettici le Mani"».

L'affidamento temporaneo – continua – «è stato determinato sulla base del processo di apertura verso il territorio e del percorso di sviluppo dello spazio avviato dalle tre associazioni in questi ultimi anni, che di fatto ha visto, innegabilmente, il coinvolgimento di numerose risorse in termini di professionalità e la grande partecipazione giovanile, rilanciando e rendendo il laboratorio urbano terlizzese uno dei centri culturali più attivi della Regione».

Il Mat dunque potrà continuare nei prossimi mesi a essere una risorsa sempre disponibile e accessibile alla comunità giovanile, non solo quella terlizzese, sia pure con le limitazioni derivanti dalla natura temporanea dell'affidamento; ma le associazioni pensano positivo.

«Il periodo di transizione che porterà all'assegnazione ufficiale del futuro gestore del laboratorio urbano sarà per le tre associazioni un momento molto importante soprattutto per progettare il futuro del Mat in funzione di una nostra diretta partecipazione al bando di gara – riflette Vallarelli -. In questo periodo studieremo i possibili sviluppi dei processi di partecipazione già attivati e pianificheremo nuove progettualità e attività che possano rendere lo spazio sempre più un efficace mezzo per rispondere alle esigenze del territorio in termini di formazione, inclusione sociale, produzione artigianale e svago creativo».

Quali sono i prossimi passi per le associazioni?

«Da questo momento il nostro impegno sarà rivolto al dialogo con le tante realtà che animano il territorio, fucine di progettualità virtuose e con tutte le risorse giovanili, che se opportunamente incoraggiate possono produrre valore sociale. Sarà un periodo caratterizzato da un percorso realmente condiviso e partecipato, fatto di incontri, dialoghi e fitti e sempre nuovi rapporti con la comunità giovanile e le realtà associative interessate per capire insieme come il Mat possa finalmente diventare un luogo dove poter sviluppare processi generativi utili».

L'inclusione e la progettualità in rete sono una vostra prerogativa, ma anche una necessità dei tempi.

«Per esperienza diretta, Il Collettivo Zebù, Officina di strada e Laboratori Tanè sanno bene quanto importante è l'interazione e il coinvolgimento tra più soggetti per realizzare processi di sviluppo della struttura e garantirne la sostenibilità economica a fronte di un bando che affiderà al futuro gestore quasi totalmente gli oneri economici rispetto alla spese di gestione, alle utenze, alla manutenzione, alle progettualità da attivare e quant’altro. Di conseguenza, la coesione con le realtà territoriali, la progettazione condivisa, la conoscenza e lo studio dei mercati in cui questo incubatore di energie si posiziona sarà fattore imprescindibile di analisi per ciò che concerne il tema della sostenibilità. Grazie all'esperienza vissuta, alla conoscenza dello spazio e alle competenze acquisite in questi anni, oggi siamo in grado di elaborare un chiaro modello operativo di gestione e di sviluppo sostenibile della struttura. Partendo dall’esperienza e dai processi già attivati, siamo convinti che la sfida sulla sostenibilità economica del Mat deve necessariamente avere ha che fare con l'attivazione di percorsi inclusivi e di partecipazione, con strategie di attivazione di progettualità virtuose, con la strutturazione di reti solide tra i tanti soggetti culturali attivi sul territorio e con la migliore capacità comunicativa che lo spazio potrà esprimere all'esterno rispetto alle future progettualità».

C'è stata a lungo una visione troppo passiva e istituzionale dei luoghi come i laboratori urbani?

«Un laboratorio urbano non deve essere considerato un eventificio. E' un’esperienza di economia sociale che può trarre risorse per il proprio sostentamento da alleanze e scambi con gli attori pubblici e privati della comunità. Crediamo fortemente che le "imprese di comunità" come il Mat possano essere potenti fattori di innovazione delle politiche urbane cittadine. Pertanto, ci assumiamo la responsabilità di gestire questo periodo di transizione del laboratorio urbano Mat con l’entusiasmo che ogni giorno ci contraddistingue e con il prezioso supporto dei tantissimi giovani che vivono quotidianamente lo spazio manifestando difatti l’urgenza e la necessità di luoghi per lo studio, per la condivisione di percorsi creativi e di servizi importanti per la realizzazione delle proprie idee. Questi spazi devono essere messi nelle condizioni di liberare le energie dirompenti dell’innovazione vera per produrre valore e non essere un peso per la comunità. Questi spazi sono una grande risorsa, sono luoghi pensati per la libera fruizione, per lo svago, per incontrarsi, ma soprattutto luoghi per imparare, luoghi di fiducia».

mercoledì 1 Marzo 2017

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